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a) L'urbanistica non regolamentata di Houston.
La pianificazione urbanistica può essere lasciata
tranquillamente ai privati, in un contesto in cui i diritti di proprietà
sono pienamente tutelati e, di conseguenza, tutte le esternalità
negative eliminate. Pochi sanno che questa scelta è stata adottata
con successo a Houston, dove la produzione urbanistica è stata affidata
direttamente agli imprenditori privati, con risultati superiori
alle altre città americane comparabili, sia in termini di ambiente,
sia in termini di moralità. Il sistema dei piani regolatori presenta
infatti il triste svantaggio di lasciare gli abitanti nell'incertezza
riguardo il valore futuro dei propri terreni e in balia delle imprevedibili
decisioni politiche di maggioranze variabili e contingenti. Gli
uomini politici e gli amministratori ne beneficiano, perché dalla
distribuzione di concessioni e licenze edilizie acquistano voti
e influenza, ma la corruzione che ne consegue è dilagante. L'esperienza
di Houston dimostra che gli incentivi di mercato non sono meno efficaci
dei piani regolatori nel favorire uno sviluppo armonico della città.
Gli industriali, infatti, sono portati da ragioni di convenienza
ad impiantare i propri stabilimenti fuori città, lungo gli stradoni
o le autostrade; i proprietari di appartamenti e di negozi cercano
di stabilirsi nelle maggiori arterie cittadine; le pompe di benzina
vengono installate negli incroci più trafficati. I negozi che aprono
all'interno di tranquilli centri residenziali avranno difficoltà
a competere con quelli situati nelle zone commerciali o dove la
gente lavora, che possono godere di maggiore visibilità e movimento
di persone; vi sono comunque anche numerosi esercizi commerciali
all'interno di quartieri abitativi, destinati a soddisfare la domanda
locale. In ogni caso, il diverso mix tra usi residenziali e usi
commerciali di ogni zona riflette le esigenze del residente-consumatore,
esigenze che nelle città pianificate sono soffocate da quelle dei
burocrati e dei politici. Le attività disturbanti all'interno delle
zone residenziali vengono impedite mediante restrizioni contrattuali
contenute negli atti di acquisto degli immobili, che prevedono l'impegno
a non svolgere determinate attività rumorose o inquinanti, a dipingere
la casa in un certo colore, a tagliare l'erba del giardino, e così
via. In questo modo sono gli stessi abitanti di una zona a procedere
alla sua "regolamentazione", che è oggetto di una volontaria accettazione
e non di una imposizione politica. Fatto degno di nota, per ben
tre volte (nel 1948, nel 1962 e nel 1993) i tentativi di introdurre
un piano regolatore a Houston sono stati respinti dai cittadini
con referendum.
b) Una città da favola: Walt Disney World.
In Florida, a sud-est di Orlando, sorge dal 1971
Walt Disney World, una città-divertimento interamente di proprietà
della Walt Disney Company, la cui estensione è circa pari a quella
di San Francisco (45 miglia quadrate), ed è visitata più o meno
da 150 mila visitatori ogni giorno (30 milioni in tutto l'anno,
di cui tre quarti adulti). Le leggi della Florida le garantiscono
una autonomia pressoché totale sia dal punto di vista fiscale che
da quello urbanistico, ma a differenza delle città rette da amministrazioni
pubbliche Walt Disney World è un'impresa che vive nella competizione
del mercato, e quindi le è precluso l'uso della forza per finanziare
le proprie strutture e iniziative. Non potendo ordinare ai propri
abitanti di sostenerla, li deve attirare "proprio come un fiore
dal nettare prelibato richiama le api spargendo intorno a sé un
invitante profumo". I visitatori (molti dei quali soggiornano per
più giorni) hanno infatti l'impressione di entrare in un luogo utopico
assolutamente perfetto, dove tutto è pulito, tranquillo, amichevole,
fantastico. Essi possono girare per il grande parco naturale; avventurarsi
nelle sei diverse ambientazioni del Kingdom Park; possono ammirare
Epcot, la città supertecnologica del futuro, e, fra un po', anche
Celebration, una cittadina d'altri tempi perfettamente riprodotta;
possono assistere a spettacoli nei Disney-MGM Studios. Tutti i servizi,
dalla nettezza urbana all'antincendio alla sicurezza sono offerti
privatamente; l'inquinamento è inesistente; la tecnologia delle
comunicazioni, dei trasporti, e delle animazioni è la più avanzata
del mondo (basti pensare che qui esiste il primo sistema telefonico
elettronico interamente basato sulle fibre ottiche); l'esenzione
dai codici urbanistici ha permesso lo sviluppo dei più innovativi
metodi architettonici. L'esempio di Walt Disney World dimostra l'opposto
di quanto solitamente sostenuto dalla vulgata statalista: qui il
degrado del territorio è inesistente proprio perché l'impresa privata
non può rifiutarsi, a differenza del gestore statale, di valorizzare
(sotto forma di servizi per i residenti) il proprio bene capitale,
pena il suo deprezzamento.
c) La democrazia diretta di Arden.
Mentre Walt Disney World è una comunità governata
dall'unico proprietario dell'area, il villaggio di Arden, nel Delaware,
è una tipica forma di "micro-democrazia" contrattuale. Le zone residenziali
di Arden sono di proprietà di un'associazione senza scopo di lucro,
alla quale i circa 500 abitanti pagano un affitto. Con tali entrate
l'associazione, i cui amministratori vengono eletti dall'assemblea
composta dagli stessi residenti, fornisce i beni collettivi di cui
il villaggio necessita, decidendo a maggioranze variamente qualificate.
Arden è una comunità contrattuale fondata intenzionalmente nel 1900
dai seguaci di Henry George, i quali volevano sperimentare sul campo
le sue teorie di finanza pubblica relative alla possibilità di finanziare
i beni pubblici non con le imposte ma con i canoni (anche se pochi
degli attuali abitanti conoscono le motivazioni ideologiche che
furono all'origine della fondazione della comunità). Il senso di
appartenenza all'interno di Arden è comunque molto intenso, dato
che molti servizi pubblici, soprattutto culturali e ricreativi,
sono prodotti da volontari senza impiegare il budget dell'associazione.
Tutto ciò fa sì che il valore del terreno ad Arden abbia un valore
di mercato notevolmente superiore a quello di zone similari circostanti.
Il caso di Arden, con la vitalità delle sue attività comunitarie
e l'abbondanza di beni pubblici finanziati privatamente, rappresenta
quindi un'ulteriore dimostrazione dell'erroneità della tesi secondo
cui una comunità contrattuale produce una quantità "subottimale"
di beni civici rispetto ad una comunità statalizzata dotata di un
governo coercitivo .
d) Due quartieri residenziali privati: il Fort
Ellsworth Condominium e la Sunshine Mountain Ridge Homeowner's Association.
A differenza di Arden, i cui abitanti sono affittuari
di un'associazione senza fine di lucro che possiede tutta la terra
del posto, il Fort Ellsworth Condominium di Alexandria, in Virginia,
è un "condominio allargato", perché ciascuna delle 169 famiglie
è titolare del proprio appartamento e di una quota della proprietà
comune. La motivazione della sua creazione è quindi esclusivamente
commerciale, non ideologica. Inoltre, a differenza del villaggio
di Arden, che è del tutto autosufficiente, i beni civici offerti
da una comunità condominiale inserita in una città sono necessariamente
più limitati. Il condominio di Fort Ellsworth fornisce comunque
tutta una serie di servizi, tradizionalmente di competenza del settore
pubblico, quali la sicurezza, la spalatura della neve, la nettezza
urbana, le manifestazioni ricreative, una piscina, campi da tennis,
un'area picnic, un parco, aree per cani, magazzini, una sala d'incontro,
e parcheggi. L'economista Gordon Tullock ha descritto minuziosamente
la Sunshine Mountain Ridge Homeowner's Association, il rione privato
di Tucson dove egli vive. Si tratta di un condominio riguardante
circa 250 famiglie, ciascuna delle quali ha acquistato la casa dalla
società immobiliare che ha costruito il centro residenziale, aderendo
contestualmente ad una associazione privata che ha il compito di
affrontare diverse questioni d'interesse comune, e che possiede
le strade e le aree verdi. Tutti servizi pubblici sono anche qui
contrattati dall'associazione con imprese private esterne che provvedono
alla sicurezza, all'antincendio (la Rural/Metro), alla manutenzione
delle strade, alla cura degli aspetti paesaggistici. Le regole di
vita sono molto rigide, e in caso di vendita dell'abitazione anche
il nuovo proprietario ne rimane vincolato. Ciò che conta è però
che queste regole non sono imposte da nessuno, ma sono oggetto di
un contratto liberamente accettato nel momento in cui uno decide
di stabilirsi nella comunità condominiale. Talvolta sorgono discussioni
in ordine alle decisioni che l'associazione deve prendere a maggioranza,
ma non sono mai particolarmente gravi perché questi condomini sono
ideati in modo da attirare popolazioni molto omogenee dal punto
di vista economico e sociale. Esistono infatti nei dintorni altre
comunità condominiali più o meno costose, con più anziani, o con
un maggior numero di bambini, e così via: la similarità tra le persone
che vivono all'interno della medesima associazione tende a far sì
che essa sia maggiormente in accordo con le preferenze dei suoi
membri. Questi quartieri privati sembrano aver risolto perfettamente
tutti i problemi che assillano gli "inferni urbani" delle città
statalizzate, e non a caso sono il tipo di agglomerato residenziale
che, in tutti gli Stati Uniti, sta registrando la crescita più alta.
Secondo i dati del Community Associations Institute della Virginia,
sono quattro milioni gli americani che vivono in comunità recintate,
mentre circa ventotto milioni risiedono nelle circa 130.000 zone
governate da una comunità privata (nel 1960 erano meno di 5.000).
Cifre destinate a raddoppiare nei prossimi dieci anni.
e) Una cittadina interamente privata: Reston.
Qualcuno potrebbe sostenere che i casi finora affrontati
dimostrano la realizzabilità di comunità condominiali private delle
dimensioni di piccoli villaggi o di quartieri, ma non di intere
città. L'esempio della cittadina di Reston, nella contea di Fairfax
nel Nord Virginia, confuta anche questa obiezione. Reston è una
comunità di 56.000 abitanti, tutti facenti parte dell'associazione
dei residenti che possiede le parti comuni della città. È una comunità
intenzionale, essendo stata interamente creata da imprenditori privati
nel 1966 su iniziativa di Robert E. Simon, il quale si era proposto
l'obiettivo di creare un ambiente urbano a misura d'uomo. La città
è ricca di chiese, scuole, biblioteche, centri commerciali, tutti
finanziati privatamente e senza alcun contributo governativo; essa
è a sua volta decentrata al suo interno in villaggi, condomini e
agglomerati, ciascuno dei quali ha la propria specifica identità.
Tutti gli abitanti sono tenuti a conoscere il "Reston Deed", la
Costituzione della città incorporata nei contratti di acquisto della
residenza. Nel 1980 i cittadini hanno bocciato con un referendum
la proposta di cambiare le istituzioni della città da condominiali
a municipali, per paura che un governo sovrano si dimostrasse meno
efficiente nella produzione dei servizi pubblici ed eccessivamente
esoso dal punto di vista fiscale.
f) Le strade private di St. Louis e le "turnpikes"
del secolo scorso.
L'importante città di St. Louis, nel Missouri,
possiede fin dalla metà dell'800 un esteso sistema di strade private,
che sono perfettamente collegate con le altre strade della città
(anche dal punto di vista fognario), ma che possono essere chiuse
con barriere. Questo controllo all'entrata fa sì che il crimine
sia più basso, il traffico sia ridotto, vi sia maggior pulizia,
e il valore delle case sia superiore a quello delle corrispondenti
abitazioni affacciate su strade pubbliche. In passato erano possedute
privatamente a St. Louis non solo strade residenziali, ma anche
viali: nel 1908 c'erano sette miglia di boulevard sotto il controllo
privato. Gli Stati Uniti hanno anche un'importante tradizione di
autostrade private. Già nel 1792 la prima impresa di strade a pedaggio
("turnpikes"), la Philadelphia and Lancaster Turnpike Corporation,
iniziò un'attività di costruzione e gestione di strade che conobbe
un vero boom durante tutto il secolo successivo, e che stimolò in
maniera decisiva lo sviluppo commerciale e la colonizzazione di
intere zone degli Stati Uniti. Nell'800 esistevano già più di 2.000
imprese di questo tipo, di cui più di duecento a New York; nel suo
massimo periodo di fulgore, nella sola Pennsylvania erano operative
2400 miglia di autostrade private a pedaggio, tra di loro armonicamente
interconnesse. Tutte queste strade erano finanziate con la vendita
di azioni, ai cui sottoscrittori venivano pagati i dividendi. In
realtà gli utili delle turnpikes non furono mai particolarmente
alti, perché l'evasione dal pedaggio era piuttosto facile, e spesso
la domanda di transito non era molto alta. Malgrado ciò, esse continuarono
ad essere finanziate copiosamente dagli azionisti, in maggior parte
mercanti e proprietari terrieri, i quali puntavano non tanto ai
dividendi, quanto a cogliere i vantaggi diretti della presenza della
strada. Le turnpikes, che scomparvero verso l'inizio del XX secolo
scorso perché progressivamente incorporate dagli Stati, rappresentarono
le prime vere e proprie autostrade degli Stati Uniti. La loro qualità,
per gli standard del tempo, era decisamente superlativa
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