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La funzione della proprietà e della rendita fondiaria
nella produzione di beni collettivi è stata studiata in maniera
approfondita da tre studiosi americani: Henry George, Spencer Heath,
e suo nipote Spencer MacCallum. Essi osservarono che i beni collettivi
territoriali, cioè quelli il cui uso è confinato all'interno di
una certa zona geografica, non sono in realtà beni non-escludibili,
perché l'accesso all'area può essere controllato. Ne consegue che
il proprietario di essa può contabilizzare il costo dei beni pubblici
nella rendita richiesta ai residenti. Più l'area sarà dotata di
beni d'utilità collettiva, maggiore sarà la domanda di persone interessate
a risiedervi.
La copiosa letteratura sui beni pubblici semplicemente
ignora il fatto che quasi tutti i beni civici sono di tipo territoriale,
e che quindi non presentano la caratteristica della non-escludibilità
tipica dei beni pubblici. Qui problemi di clandestini o free rider
non se ne pongono, perché l'affitto pagato dai residenti copre anche
l'utilizzo del bene collettivo: coloro che accedono all'interno
dell'area possono solo scegliere se rifiutare o accettare in blocco
un "pacchetto" di beni offerti dal proprietario, il quale tenderà
a produrne in una quantità tale da massimizzare le proprie entrate.
Il proprietario del terreno non è quindi un passivo percettore di
rendite, ma è un imprenditore il cui obiettivo è quello di accrescere
il valore del capitale a sua disposizione. Egli riceve sotto forma
di aumento dei canoni di locazione la compensazione per gli investimenti
e per l'attività di amministrazione dell'area geografica di cui
è titolare.
I centri commerciali, le navi da crociera e gli
alberghi rientrano in questo genere di spazi, dato che il proprietario
fornisce ai propri clienti una serie di beni privati uniti a beni
comuni. C'è una vera e propria analogia, ha osservato MacCallum,
tra gli hotel e le città: l'hotel ha le proprie aree pubbliche (le
sale) e private (le stanze), corridoi come strade, la hall come
piazza principale, dove si trova il parco municipale, con le sculture,
le fontane e le piante. Il suo sistema di trasporti pubblici è in
genere verticale (l'ascensore), ma talvolta anche orizzontale (all'aeroporto
e ritorno). Come ogni amministrazione cittadina, anche la direzione
dell'hotel fornisce l'energia elettrica, l'acqua e la pulizia degli
ambienti, oltre che servizi pubblici come la sicurezza e l'antincendio.
Gli hotel forniscono per i propri clienti anche occasioni di svago,
feste e concerti.
In casi come questi il governo dell'area può essere
definito "autocratico", perché tutte le decisioni sono di competenza
del proprietario. Vi può essere però un secondo tipo di comunità
privata, dove il governo è "democratico" perché proprietari sono
i residenti (come nel classico caso del condominio), o un'associazione
da essi composta (ad esempio, per i club), e le decisioni collettive
vengono prese in assemblea con maggioranze più o meno qualificate.
In entrambi i casi, la presenza di un diritto di
proprietà su quello spazio fornisce al suo titolare (singolo o condominiale
che sia) un forte incentivo alla cura, nel lungo periodo, del proprio
capitale. Tale interesse manca invece completamente negli amministratori
pubblici, i quali, non potendo vantare titoli di proprietà, non
possono raccogliere i frutti della propria corretta gestione, né
sopportano i danni futuri delle proprie azioni. Il loro orizzonte
temporale è notevolmente più breve, perché spesso coincide con i
quattro o cinque anni della carica. L'uomo politico viene quindi
a trovarsi, nei confronti di un bene pubblico, non nella posizione
di un padrone che ha a cuore il lustro e la buona conservazione
della proprietà, ma piuttosto in quella di un affittuario con lo
sfratto esecutivo cui non interessa più la manutenzione del bene.
Egli è costretto a "spremere" al massimo (politicamente parlando)
il bene pubblico prima che la gestione passi ad altri amministratori,
i quali a loro volta si ritroveranno nello stesso circolo vizioso.
Il degrado di molte aree pubbliche delle città
è dunque un problema legato alle inevitabili manchevolezze ed inefficienze
della "proprietà" burocratica, per sopperire alle quali stanno sorgendo
sempre più numerose comunità integralmente organizzate sulla base
di criteri privatistici, talvolta in forma di proprietà singola
e talvolta come proprietà condominiale
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