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Carlo Lottieri analizza i presupposti teorici
dell'individualismo
Ma senza regole è difficile pensare all'ordine
Una nuova specie di anarchici è in migrazione dall'America
verso l'Europa e in piccoli gruppi anche verso l'Italia. Si tratta
degli anareocapitalisti, diversi anzi opposti rispetto all'anarchismo
proletario e romantico della tradizione italiana ed europea. Gli
anarcocapitalisti formano il fianco estremo del movimento libertario
che comprende anche i miniarchici ossia gli assertori dello Stato
minimo; la diversità fra le due tendenze è notevole. Se ne può avere
un riscontro dal modo in cui il libro di Carlo Lottieri su Il pensiero
libertario contemporaneo descrive l'itinerario intellettuale di
Robert Nozick, considerato fra il 1974 e il 1989 il maggior teorico,
appunto, dello Stato minimo. In Anarchia, Stato e Utopia (1974)
Nozick aveva fondato l'idea dello Stato ridotto a guardiano dei
diritti individuali legittimamente acquisiti; poi nell'autobiografia
mentale del 1989 (La Vita pensata) Nozick prese le distanze dalla
sua teoria, e nel frattempo aveva girato il mondo antititesi alla
teoria della giustizia di Rawls, e riconobbe i valori simbolici
dell'appartenenza allo Stato dei vincoli solidali che ne conseguono.
Tuttavia la rilevanza di Nozick nella filosofia libertaria rimane
centrale; ad esempio il pensiero di Nozick occupa la maggior parte
del lungo capitolo dedicato ai libertartarians nella stona della
filosofia politica contemporanea di Will Kymlicka. Viceversa secondo
Lottieri già in Anarchia, Stato e Utopia Nozick avrebbe tenuto a
mezz'asta la bandiera libertaria, cedendo alla vocazione legalistica
della rule of Law e quindi sottostimando la fondazione ontologica
del pensiero libertario descritto e condiviso da Lottieri ha origine
nel proprietarismo di Locke; cerca sostegno nella concezione del
mercato come ordine naturale della scuola austriaca; ma trova il
suo punto principale di forza nel libertarismo radicale di Murray
Rothbard in contiguità con alcune posizioni della nuova destra americana.
L'idea di fondo è che le divergenze di opinioni, costumi e interessi
fra gli individui siano tali da vanificare ogni nozione di bene
pubblico, salvo il precetto morale di neminem ledere e quindi il
principio di non aggressione; che peraltro secondo i libertari potrebbe
essere garantito senza ricorrere all'azione coercitiva dello Stato,
affidandosi unicamente ad accordi consensuali fra privati. Le stesse
funzioni in materia di sicurezza e giustizia considerate da Adam
Smith requisito irrinunciabile della statualità potrebbero essere
diversamente organizzate riconducendo totalmente il sistema giuridico
e protettivo a rapporti di mercato: l'individuo dovrebbe difendersi
dalle sopraffazioni dei suoi simili usando direttamente le armi,
o ricorrendo a milizie private, la soluzione delle liti sarebbe
affidata ad agenzie giudiziarie in concorrenza; le regole di convivenza
potrebbero essere contrattate all'interno di comprensori condominiali
alquanto simili ai recinti medievali, verso i quali i libertari
mostrano una curiosa ma non casuale propensione. Da tutto ciò, una
volta eliminato lo Stato come hobbesiano detentore della forza legittima,
deriverebbe secondo i libertari un "ordine senza violenza" che riesce
difficile considerare autoevidente, in quanto si affida a una concezione
francamente oltranzista delle capacità autoregolative del mercato.
Ridotto lo Stato ad accidente storico ormai superabile, verrebbe
meno a maggior ragione ogni legittimità delle organizzazioni interstatuali
come le agenzie delle Nazioni Unite, e di ogni istituzione sovranazionale
come l'Unione europea. La convivenza fondata su relazioni intersoggettive
esclusivamente volontarie troverebbe la sua cittadinanza nel cyberspazio
e la sua rete di interazione nelle comunicazioni telematiche, di
cui i libertari risultano essere fra i navigatori più attivi. L'antropologia
pessimista di Hobbes considerava l'uomo homini lupus e la vita allo
stato di natura "solitaria, povera, brutale e breve". L'antropologia
(ottimista?) dei libertari ritiene al contrario che l'ordine naturale
esclusivamente fondato sul diritto di proprietà basti a regolare
in modo pattizio una convivenza desiderabile e a definirne le forme
istituzionali. L'opera compiuta in tre secoli dal liberalismo classico
viene quindi smontata alla base in nome di una "irreducibile alterità"
che conduce all'individualismo integrale. L'individuo hobbesiano
rivendica la totale libertà di "disporre come meglio vuole dei propri
beni e delle proprie facoltà"; ma l'assunto che ne consegua un ordinamento
sociale senza violenza rimane tutto da dimostrare.
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