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I nazionalizzatori sono coloro che hanno una fiducia
illimitata nel mercato. Pensano, infatti, che il mercato sia in
grado di sostenere, non solo se stesso, ma anche aziende male amministrate,
sprechi incontrollati, ruberie del pubblico a beneficio di privati.
Le nazionalizzazioni, infatti, sono erogazioni da parte del Tesoro,
e il Tesoro (dello Stato) si costituisce attraverso l'imposizione
fiscale. Ora, le imposte gravano su chi produce ricchezza, e solo
il mercato è in grado di produrre ricchezza. Le nazionalizzazioni,
dunque, traggono ricchezza dalle aziende sane sul mercato, a beneficio
di quelle non sane. In teoria il Tesoro potrebbe anche comprare
aziende per arricchirsi; di fatto, però, si invoca il suo intervento
quando a buttare capitali in aziende decotte i privati non sono
più disposti. L'ipocrisia (in buona fede) raggiunge il culmine quando
si dice: non vogliamo nazionalizzare. Si tratta solo di intervenire
con una iniezione temporanea di capitale. Dopo cinque o sei anni
l'azienda sarà risanata e lo Stato potrà ritirarsi.
Ma perché aiutare i privati che amministrano male?
Perché i privati, oltre ad amministrare male, illudono decine di
migliaia di lavoratori di aver messo al sicuro il loro futuro. I
sostenitori di nazionalizzazioni che non vogliono più chiamarsi
così si propongono di sottoporre a tutela per un po' di tempo i
cattivi amministratori per poi restituire loro il patrimonio. O
per passarlo a qualcun altro gradito al potere. Si ispirano all'esempio
di chi acquista un'azienda in crisi e la rilancia. A beneficio proprio,
però, non di qualche raccomandato. E il privato ha il diritto di
farlo quando rischia di propria tasca. Ci sono innumerevoli esempi
di aziende risanate da privati. Più difficile trovare un esempio
di aziende risanate da una temporanea tutela pubblica, e poi rivendute
a beneficio dello Stato. Se, infatti, lo Stato avesse tra i suoi
dipendenti amministratori capaci di questo, potrebbe tenersi le
aziende buone e vivere con il loro reddito anziché con le tasse.
Purtroppo è raro che i genii dell'amministrazione si mettano al
servizio dello Stato. Preferiscono amministrare per conto di finanziatori
privati. Forse perché i finanziatori veramente privati li disturbano
meno, non avendo preoccupazioni elettorali.
Vittorio Mathieu
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