Prof. Garattini, e la libertà di fumare?

 

Per Silvio Garattini, ogni difesa "del fumo" è "irrazionale".
L'ha scritto, sul Corriere della Sera, rispondendo a distanza al ministro della difesa, Antonio Martino. Difensore del fumo? Paladino dei fumatori, e la differenza non è da poco. Attaccare il "fumo" è come dar addosso alla minigonna, o al cioccolato fondente. Proibendo le minigonne, non è che si faccia un torto alla minigonna, si limita la libertà di chi vorrebbe indossarne una. Non si può lanciare una "crociata" contro il fumo.
È solo un trucchetto retorico. Sono, in realtà, battaglie che ambiscono a circoscrivere la libertà d'altre persone, il loro diritto di disporre del proprio corpo e delle proprie finanze come più piace loro.
Ecco perchè a un liberale come Martino il disegno di legge approvato dal Senato, che imporrebbe un'autentica apartheid dei fumatori vietandone l'accesso ai cosiddetti locali pubblici, non va giù.
Perchè con la scusa di un ideale all'apparenza nobile (la "salute pubblica"), ci porta via un'altra libertà. Magari sgradevole, lo concedo, ma Dio solo sa se il mondo non è pieno di cose sgradevoli, puzzolenti, "dannose", immorali che agli uni o agli altri fra noi piacerebbe proibire. "Che cos'è la tolleranza? È l'appannaggio dell'umanità.
Siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, è la prima legge di natura... Noi dobbiamo tollerarci mutuamente, perché siamo tutti deboli, incoerenti, soggetti all'incostanza e all'errore. Un giunco piegato dal vento nel fango dirà forse al giunco vicino, piegato in senso contrario: striscia con me, miserabile, o ti denuncerò perché tu sia divelto e bruciato?".
Scusate la citazione: è dal Dizionario filosofico di Voltaire. Mi sembra straordinariamente appropriata, in questi giorni in cui assistiamo non a un dibattito, ma a una cantilena, monocorde e scontata, sul perchè il fumo fa male e va bandito. Solo due personaggi pubblici di una certa rilevanza si sono permessi di steccare: il presidente emerito Cossiga e Martino.
Questi, in particolar modo, ha firmato la prefazione a un libretto controcorrente sin dal titolo, Fuma pure. Scienza senza senso. Tanto è bastato a scatenare l'ira di Garattini, il quale per rimbeccare il ministro ha annunciato "indiscutibili prove", "al di là di ogni ragionevole dubbio", "dati sperimentali" - all'apparenza definitivi. Peccato che nella lettera aperta indirizzata al quotidiano di via Solferino non ci sia un solo dato, un qualche innocente numerino, un mezzo decimale. Improvviso un'ipotesi.
Non c'è perchè Garattini è uno scienziato serio, e sa che una certezza scientifica, granitica e immutabile, sul tema non esiste. Che l'idea che il fumo passivo faccia male è giusto una teoria.
E che neppure l'Organizzazione mondiale della sanità, pure impegnatissima su questo versante, è riuscita, ad oggi, a proporre un argomento davvero cogente. Ciò che sconvolge Garattini, tuttavia, è "l'argomento della libertà". Tant'è che arriva a chiedere a Martino se "è sicuro che il fumatore sia libero di fumare la sua sigaretta o non è invece più probabile che non possa non fumare? In altre parole, è libertà o dipendenza, ossia schiavitù?".
L'impressione è che per Garattini la libertà sia poco più che il diritto a chiedere "permesso" prima d'entrare in una stanza. Pensare che i fumatori siano derubati del loro libero arbitrio da un oggettino minuscolo e innocuo come una sigaretta vuol dire avere una ben bassa opinione degli esseri umani. Ogni cosa piacevole dà dipendenza, in un certo senso: appunto perchè è piacevole.
Ma allora perchè prendersela solo con la nicotina? Non danno dipendenza anche le frittelle, la bistecca alla milanese, lo shopping, Internet, il calcio, Bob Dylan e Shakespeare? Che dire del sesso? In secondo luogo, c'è un fatto, puntualmente dimenticato.
Siamo abituati a chiamare "locali pubblici" non solo gli uffici del catasto o della questura, ma anche spazi che in realtà sono privati. Il mio ristorante, il mio studio dentistico, il mio bar è, appunto, "mio": non è "pubblico". Quindi dev'essere mio diritto decidere chi farci entrare e chi.
Alcuni possono decidere di puntare su una clientela di fumatori, altri su una clientela di non fumatori - esattamente come ognuno decide da sè quali ospiti accettare in casa propria.
La proposta di legge al vaglio del Parlamento non combatte "il fumo", ma mutila i diritti di proprietà di chi possiede e gestisce un locale aperto al pubblico. Stabilisce che ciò che è "nostro", è "nostro" solo fino a un certo punto. Poi decide lo Stato. È proprio sicuro non sia una questione di libertà, professor Garattini?

Alberto Mingardi