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In un' intervista concessa al nostro amico Alberto
Mingardi, Walter Block parla di Internet come di "un aggeggio utilissimo
per la comunicazione (...) del resto creato senza alcun aiuto da
parte del governo, che ha provato solo ad intralciarlo, ma senza
successo". Speriamo vivamente che le parole di un grande maestro
del pensiero libertario possano valere a lungo, ma i governi di
tutto il mondo tentano di mettere le mani sulla rete. È un riflesso
incondizionato, che accoglie ogni mezzo di comunicazione in ogni
epoca: basti ricordare, come fa correttamente Ithiel de Sola Pool,
che "Il mondo cosmopolita del libero trasferimento delle informazioni
reso possibile dalla tecnologia elettronica vanta numerose attrattive
di carattere sia culturale sia economico, ma è probabile che non
sia bene accolto da governi preoccupati di mantenere la sovranità
nazionale, di proteggere la propria cultura e, ancor più spesso,
di mantenere le proprie prerogative. La loro reazione probabilmente
sarà quella di aumentare il controllo e la repressione nell'inutile
tentativo di arginare le libere comunicazioni internazionali. In
passato, i governi hanno reagito (senza successo) ai nuovi problemi
posti dalla stampa imponendo censure e regolamentazioni e questo
potrebbe essere un indizio per il futuro." L'intervento dello Stato
volto a limitare la limitazione delle libertà d'informazione e di
sviluppo rappresentano una grave minaccia. In particolare, lo Stato
fa sentire la sua voce quando si sente toccato nelle sue più radicate
competenze. A titolo di esempio, citeremo il dibattito americano
sull'E-money. La moneta elettronica: cos'è, come funziona La "società
senza spiccioli" nascerà alla fine di quest'anno, quando le due
più grosse banche americane, Citybank e Chase, distribuiranno a
50mila clienti le prime "carte denaro" e a migliaia di negozi, cinema,
ristoranti, e conducenti di taxi certe macchinette grandi quanto
un palmo di mano, che permetteranno di "mungerne" elettronicamente
il contenuto. Le carte avranno uso istantaneo, senza la procedura
di minuti o secondi richiesta dall'uso di carte di credito, che
per di più implicano un successivo passaggio bancario. Il cittadino
"caricherà" la propria carta ritirandola dalla banca, o facendosela
inviare in addebito o, in futuro, persino via Internet. Secondo
le banche che hanno annunciato il sistema questa settimana, tutti
saranno contenti; le banche che terranno più a lungo in cassa il
denaro, i clienti che usciranno di casa senza monete e i commercianti
che depositeranno elettronicamente gli incassi senza pericolosi
traslochi di valuta. Un anno dopo la comparsa di quest'articolo,
un importante seminario dal titolo "The future of Money in the Information
Age" organizzato dal Cato Institute ha dato modo di approfondire
il tema e i relativi atti sono stati pubblicati in un volume curato
dall'economista James A. Dorn. L'orientamento generale degli interventi
consiste nella previsione della fine della moneta "analogica", che
verrà sostituita da quella "digitale" creando una rivoluzione finanziaria
che porterebbe l'economia americana alle condizioni precedenti al
National Banking Act del 1863, quando cioè la moneta veniva emessa
privatamente dalle banche e "la moneta d'oro era di rado presente
al di fuori dei forzieri della banca, nonostante fosse valore ultimo
di rimborso per depositi e banconote". La moneta digitale, più complessa
di quella descritta nell'articolo sopra indicato, funzionerebbe
più o meno così: si tratta di registrare su di una smart card che
incorpora un microchip, oppure sul disco rigido di un computer,
i dati relativi ad una determinata somma disponibile. Questa somma
rappresenta un credito fluttuante nei confronti di una banca o di
un'altra istituzione finanziaria, senza connessioni con un conto
corrente. Il titolare della somma, dunque, può effettuare pagamenti
a favore di altri senza coinvolgere la banca: con un semplice trasferimento
tramite posta elettronica, oppure inserendo le carte delle persone
interessate alla transazione in un "portafogli digitale", che detrae
l'ammontare voluto da una carta e lo trasmette all'altra. E' inoltre
possibile aumentare il proprio credito digitale inserendo la smart
card in un PC dotato di un saldo online con la banca. L.H. White
individua due imponenti aspetti della faccenda. Il primo è rappresentato
dall'anonimità di queste operazioni, visto che "se i dati di tipo
personale sono omessi nelle informazioni relative al trasferimento
di somme disponibili (diversamente da quanto è fatto oggi per le
transazioni con le carte di addebito e le carte di credito), il
portatore può rimanere anonimo". Il secondo aspetto, non meno interessante,
consiste nel fatto che questa possibilità finirebbe prima o poi
per allontanare il pubblico dalla moneta emessa dallo Stato, facendo
terminare il monopolio statale sulla moneta circolante. Ma fermiamoci
un attimo. Ha ragione Bill Frezza, presidente della Wireless Computing
Associates, quando dice che "non sarà mai possibile trasportare
grano o acciaio via cavo, e le economie reali continueranno sempre
a produrre grano e acciaio; ma qualsivoglia prodotto della mente
umana può essere comunicato tramite un flusso di bit digitali. È
esattamente questo settore dell'economia - il prodotto delle nostre
menti - che si sta sviluppando rapidissimamente. È nelle industrie
dell'informazione che gran parte della nuova ricchezza mondiale
è al momento creata, quella ricchezza su cui verrà a basarsi prima
o poi il valore della moneta". E come cambierà, si chiede Carlo
Formenti nel già citato volume, un'economia politica fondata sullo
scambio di merci virtuali nel cyberspazio rispetto a un'economia
politica fondata sullo scambio di merci reali? Frezza risponde osservando
che, dal momento che praticamente tutti saranno in grado di tenere
il proprio conto su banche off shore, che pagano interessi più alti
sui depositi rispetto alle banche nazionali, andremo verso un'economia
in cui le piccole imprese e i singoli individui usufruiranno per
la prima volta di chance che, finora, erano riservate esclusivamente
ai grandi speculatori finanziari. Non sarà necessario molto tempo
prima che le reti commerciali possano fornire questo servizio a
costi accettabili. Ovviamente il fisco farà di tutto per evitare
che ciò avvenga, e la guerra sarà durissima. Non sono in pochi a
immaginare che sarà quest'ultimo a perderla. Un nuovo quesito è
ora d'obbligo: chi ne potrebbe approfittare? Frezza non ha dubbi:
non tanto le grosse corporation, i cui enormi patrimoni le rendono
vulnerabili, quanto "le miriadi di pionieri che invaderanno le cyberpraterie
in cerca di fortuna". Il potere politico non riuscirà mai, infatti,
a controllare "il numero crescente di individui o persone che svolgono
lavori intellettuali occasionali o a tempo parziale, che hanno rapidamente
imparato a esercitare i loro affari via Internet". È poi Richard
W. Rahn a spiegare come un qualsiasi lavoratore potrà aggirare i
controlli sulla sua attività economica sfruttando la rete: "supponiamo
che voi siate un avvocato di New York che sta lavorando per un cliente
appartenente ad una giurisdizione che non prevede la tassa sul reddito.
Portate a termine il vostro lavoro a New York, ma lo spedite via
Internet. Il cliente accetta di pagarvi con moneta elettronica.
Non appena il vostro conto sia stilato, egli vi invia moneta elettronica
tramite Internet e la somma è accreditata nel vostro computer. A
vostra volta, voi saldate i vostri conti inviando contante elettronico
dal vostro computer e memorizzandolo sulla vostra smart card. Siete
solo voi a decidere quali registrazioni cartacee vadano fatte e
conservate". Viene quindi a materializzarsi la figura di individuo
sovrano realizzata dagli economisti James Dale Davidson e William
Rees-Mogg: il lavoratore della conoscenza, vale a dire un soggetto
che produce soprattutto idee e che, nella misura in cui la sua attività
appare sempre più sganciata dal contesto politico-territoriale,
tende a esprimere fedeltà nei confronti della comunità internazionale
dei suoi pari piuttosto che ad appartenenze nazionali. Tale lavoratore
aspira a sfruttare le nuove tecnologie come un'arma per proteggere
il proprio reddito, evitando di pagare il prezzo della solidarietà
sociale imposta dallo Stato. Limitare il progresso nello sviluppo
dei sistemi di evasione sarà (ed è tuttora) l'obiettivo dei governi,
magari celando le violazioni della privacy dietro la repressione
del crimine (che, come il nostro avvocato newyorkese, possono utilizzare
le tecnologie per traffico di droga, armi e quant'altro): basti
citare, a titolo di esempio, il progetto a stelle e striscie denominato
Enfopol. Promosso a partire dal 1991 dal gruppo Trevi (che riunisce
i ministri dell'Interno dell'UE), questo progetto si ispira ad un
analogo programma dell'Fbi condotto attraverso l'International Law
Enforcement Telecommunications Seminar e mira a permettere alle
forze di polizia europee un accesso illimitato ad ogni forma di
trasmissione elettronica. L'UE ha condotto diversi seminari di studio
con rappresentanti di Stati Uniti, Australia, Canada, Nuova Zelanda
e Hong Kong sulle tecniche specifiche di origine americana utili
a garantire questa capacità di ascolto globale. Ma la difficoltà
che i governi incontrano nell'esercitare un simile controllo non
può che rincuorare i cybercapitalisti. È impossibile, infatti, arrestare
un processo di conoscenza così diffuso se non attraverso un controllo
totalitario sulla società. Secondo Rahn, non esisteranno mezze misure:
"O il governo conoscerà ogni cosa, oppure conoscerà solo ciò che
sarà volontariamente rivelato". E si dà il caso che, fino ad ora,
tutti i regimi totalitari siano miseramente falliti. È Adelino Zanini,
economista filo-europeista di sinistra e curatore della traduzione
italiana degli atti del convegno, a formulare una interessante obiezione.
Egli interpreta l'esaltazione delle chance che l'e-money offrono
ai lavoratori della conoscenza come il tentativo di restituire fiducia
nel futuro ai membri di una classe media che ha sperimentato sulla
propria pelle le imperfezioni del mercato, e pone quindi l'obiettivo
di sottrarsi alle forme di imposizione fiscale per compensare questa
insicurezza di fondo. Venuta a mancare qualsiasi forma di tutela,
il lavoratore lotta a testa bassa pur di sottrarsi al prezzo della
tanto strombazzata solidarietà sociale, che noi peraltro leggiamo
con la palese dicitura, vale a dire lo sperpero di denaro pubblico
per gli scopi più insensati. Carlo Formenti, invece, rileva con
intelligenza quello che poi definisce il "paradosso connaturato
alle tesi Libertarian". Gli anarco-capitalisti, in sostanza, auspicano
una grossa coalizione che va da Bill Gates ai piccoli imprenditori
e così via, i quali, come abbiamo visto, potrebbero godere dei più
grossi benefici dalla liberalizzazione delle attività economiche
favorite dalle nuove tecnologie. Ma se i lavoratori della conoscenza
hanno realmente interesse che il cyberspazio resti libero, le Corporation
hanno tutto l'interesse di stabilire il proprio controllo sulla
rete, per ridurne quanto più possibile il carattere anarchico e
renderla funzionale alle loro strategie commerciali. La risposta
appare piuttosto semplice: posto che stabilire un controllo, anche
parziale, sulla rete è oggi praticamente impossibile perché altrimenti
sarebbe già stato fatto, bisogna anche aggiungere che Internet rappresenta
un mezzo con un linguaggio e delle potenzialità estremamente compatibili
con gli obiettivi di qualsiasi commercio. Non si capisce, quindi,
in quale modo e soprattutto per quale scopo le Corporation dovrebbero
intervenire per limitare quell'anarchia incontrastata che poi rappresenta,
in buona sostanza, il punto caratterizzante di questo media, quello
che lo distingue da tutti gli altri. Nel caso invece in cui l'autore
si riferisse all'aumento di quell'asimmetria informativa che è propria
di qualsiasi mercato, più o meno tecnologico, lasciamo rispondere
Bill Gates. Internet contro le asimmetrie informative? Nel corso
di un discorso sul "Friction Free Capitalism", vale a dire il capitalismo
senza attriti, Gates ha reso omaggio al nostro padre putativo Adam
Smith con queste parole: "Nel 1776, descrivendo il concetto di mercato,
Adam Smith teorizzò che se ogni acquirente conoscesse il prezzo
richiesto da ogni venditore, e se ogni venditore sapesse quanto
è disposto a pagare ogni acquirente, chiunque operi nel mercato
sarebbe in grado di prendere decisioni sulla base di informazioni
complete, e le risorse sociali sarebbero distribuite con efficacia".
Internet, quindi, ha il grosso pregio di permettere la ricerca del
bene desiderato al costo più basso. Come prevede Enrico Pedemonte,
"ci saranno software in grado di fare il confronto fra i vari prodotti.
Si creeranno associazioni di consumatori che commenteranno la qualità
delle diverse merci. Spesso, nel mercato di oggi, venditori e compratori
non si incontrano. Esistono aziende con ottimi prodotti che non
riescono a contattare i clienti. Viceversa, ci sono possibili acquirenti
che non vengono a conoscenza di prodotti a cui potrebbero essere
interessati. Internet, dice Gates, rappresenta il mercato perfetto.
Chi vuole vendere deve solo descrivere la qualità delle sue merci,
la loro disponibilità e il prezzo. (...) Ecco il "capitalismo senza
attriti" che salta i parassitismi delle reti verticali di distribuzione
per diventare democratico e orizzontale". E, ritornando ad un concetto
già citato, Pedemonte prevede: "l'individuo sovrano non sarà più
una risorsa su cui lo Stato potrà contare, una voce del bilancio
pubblico, come è stato fino a oggi. Il nuovo cittadino sovranazionale,
negli anni dopo il Duemila, sarà sempre meno cittadino nel senso
in cui intendiamo oggi, e sempre più cliente dei diversi Stati.
Tutti coloro che faranno parte dell'elite intellettuale e saranno
in grado di vendere la propria forza lavoro a livello internazionale
potranno mettere in vendita la propria sovranità al miglior offerente:
gli Stati dovranno commercializzare i propri servizi, non potranno
più imporre tasse per superiori scelte di carattere nazionale e
patriottico; non sarà più possibile tassare i più abbienti solo
per una questione di solidarietà sociale; il nuovo assetto internazionale
vedrà fuggire questi lavoratori verso lidi più attraenti, ove collocheranno
il proprio domicilio, allettati da migliori condizioni fiscali e
da servizi più efficienti". Continua Pedemonte: "L'obiettivo non
è affatto costruire una società più giusta ed egualitaria. Il motore
ideologico di questa utopia è il cambiamento, il divenire, la curiosità.
Si tratta di un'ideologia, se si vuole, che nasce direttamente dalle
esigenze di sviluppo inarrestabile del capitalismo americano. Ma
questa ideologia si esprime ormai in modo autonomo, producendo culture
e ideali propri".
Francesco Cisternino
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