Ma
sull'articolo 18 Bertinotti ha già vinto
di Carlo Lottieri
[questo articolo è uscito su La Provincia di Como con il titolo
"Referedum, ma c'è anche la libertà di contratto, p.1, 14 giugno
2003]
Nei
giorni scorsi i quotidiani hanno riportato una notizia solo in
parte sorprendente. A Udine per la campagna elettorale, Fausto
Bertinotti è andato infatti su tutte le furie per aver trovato
che i locali del suo partito erano arredati anche con un'effige
di Stalin.
Dai dirigenti friulani il segretario di Rifondazione comunista
si è sentito dire che l'erede di Lenin era comunque una parte
importante di quella tradizione e che quindi non poteva essere
dimenticato.
Fa certamente impressione che, all'inizio del terzo millennio,
vi sia ancora chi esprime simili opinioni. Evidentemente, il fatto
che anche e soprattutto su iniziativa di Stalin l'Unione sovietica
abbia sterminato oltre 60 milioni di persone (come ha mostrato
il maggiore studioso in merito, Rudolph J. Rummel) non basta a
far ragionare i nostalgici di certi regimi.
Pur inquietante, la cosa potrebbe anche essere ignorata se quel
partito ed il suo leader non fossero già oggi i sicuri vincitori
(almeno sul piano culturale) della battaglia referendaria sull'articolo
18 dello Statuto dei lavoratori, la quale punta ad estendere alle
aziende con meno di 15 dipendenti le tutele legali che oggi la
legge assicura ai lavoratori delle altre imprese.
Ovviamente, nessuno oggi può dire cosa lunedì uscirà dalle urne.
Può darsi che l'astensione suggerita dal Presidente del Consiglio
renda di fatto non valido il voto referendario. Però non c'è dubbio
che sul piano politico Bertinotti ed i suoi (compresi i nostalgici
dello stalinismo) hanno già conseguito un notevole successo, dal
momento che in queste settimane essi sono riusciti a farsi percepire
come i difensori dei diritti degli individui, mentre i fautori
di soluzioni liberali hanno saputo opporre loro sempre e soltanto
argomenti di buon senso.
Sia chiaro: è del tutto evidente che ridurre la flessibilità e
la possibilità di rescindere i contratti anche nelle aziende piccole
e piccolissime avrebbe conseguenze molto negative sull'economia.
Però è molto triste che nessuno sottolinei mai come una società
libera implichi in primo luogo la facoltà di stipulare contratti
e, quindi, anche di scioglierli.
Oggi è ammesso il divorzio tra marito e moglie, ma si vorrebbe
negare ad un'impresa di rinunciare ad un dipendente.
La debolezza culturale dello schieramento liberale è grave soprattutto
se si pensa ai giovani, portati a credere che la logica in virtù
della quale la nostra esistenza è progressivamente controllata
dallo Stato e dalle leggi sia una logica 'liberante', a difesa
della dignità dell'uomo, quando invece è vero l'esatto contrario.
D'altra parte, non c'è da stupirsi se a considerare un 'diritto'
umano quello del dipendente a non essere licenziato sono proprio
gli esponenti di un partito che continua a tenere il faccione
di Stalin nei propri locali. Bisogna allora affermare ad alta
voce che i 'diritti' dell'uomo sono altra cosa e che in ambito
lavorativo, in particolare, libertà è in primo luogo poter decidere
senza che politici o sindacalisti invadano la nostra vita con
le loro pretese e decisioni.
Lo Statuto dei lavoratori, in questo senso, esprime quel corporativismo
che continua ad impedire intese tra chi compra e vende lavoro,
e che finisce per scoraggiare ogni nuova assunzione.
Quando si parla di lavoro, per giunta, la parola stessa 'contratto'
non ha più il suo vero significato, dato che non ci si riferisce
ad intese tra imprenditori e lavoratori, ma sempre e solo ad accordi
tra i sindacati dei primi ed i sindacati dei secondi.
Se vogliamo difendere i nostri diritti fondamentali in tema di
lavoro, allora, la via da seguire è esattamente nella direzione
opposta rispetto a quanto predicano Bertinotti ed il suo partito.
Ma per intraprendere quella strada è necessario avere ben chiaro
cosa si intende davvero per 'diritto' e 'libertà individuale'.
Il dibattito culturale di questi giorni, invece, ha già decretato
un evidente successo allo statalismo della sinistra.
E proprio di quella che ancora conserva i ritratti di Stalin.