Home
 
Welcome to the Frontpage
i controllori PDF Stampa E-mail
Scritto da liberidiscegliere   
Mercoledì 01 Febbraio 2012 15:16

di PIERO OSTELLINO

A chi compera un gioiello, il gioielliere non chiede se è per la moglie o l’amante; né il datore di lavoro, per pagargli lo stipendio, pretende che il lavoratore dica come lo spenderà. Nessuno è tenuto a dire perché compra un certo bene, o come usa i soldi che guadagna, e nessuno lo chiede. In una «società aperta», le transazioni intersoggettive - ciò che chiamiamo «negozio» - non sono vincolate ad alcuna giustificazione metagiuridica e/o morale. Non per ragioni moralistiche, ma per la soggettività del concetto di valore - lo scambio è generato da una molteplicità di scopi non prevedibili e non programmabili - che si concreta nella libertà delle scelte individuali e si sostanzia nella limitazione del potere di intervento pubblico.

È, invece, la presunzione di sapere ciò che è rilevante per i singoli individui che giustifica l’imposizione dall’alto di un equilibrio economico generale da parte del pianificatore. Da noi, è la strada sulla quale si sono avviati gli ultimi governi Berlusconi-Tremonti e Monti pretendendo di sapere che cosa fa il cittadino dei propri soldi. Ma per saperlo: 1) hanno tolto, di fatto, dalla circolazione la carta-moneta, che pure lo Stato continua a stampare; 2) hanno equiparato i risparmiatori a criminali; 3) hanno violato un principio di civiltà che ha le sue radici nella tradizione dello Stato moderno; 4) attraverso il controllo dell’uso del denaro, hanno imposto agli individui una gerarchia di fini. Prima di diventare un Paese di socialismo reale, l’Italia annega nel ridicolo. Una signora che, per ritirare poche migliaia di euro dal conto corrente, ha dovuto compilare un modulo, nel quale dire che cosa ne avrebbe fatto, ha scritto: «Servono per le puttane di mio marito e, a me, per mantenere il mio amante». Una pernacchia alla stupidità di Stato.

Mi rendo conto che - difendendo le libertà e i diritti individuali, violati dai governanti e ignorati dai più - rischio di essere io stesso, ancorché per ragioni opposte, fuori dal tempo. Il Paese è in preda alla sindrome del «governo dei migliori» e del «cittadino onesto che paga le tasse» fra una folla di disonesti - per definizione, i ricchi - cui farle pagare due volte e/o tenere in galera finché non confessano ciò che certi pubblici ministeri vogliono sentirsi dire. Ma qualcuno che, nel silenzio complice di gran parte dei media, ricordi che cosa sono la democrazia liberale, lo Stato di diritto e il mercato, e si chieda cosa sta succedendo, ci vuole. Così, pur prevedendo l’indignazione dei benpensanti - che frastornati dal gran polverone, donano entusiasti l’oro alla Patria e rinnegano le libertà di cui ancora godono e che stanno perdendo - e dei miei colleghi «laici, democratici, antifascisti», azzardo due risposte, solo in apparenza contraddittorie.

Prima: perché - a 66 anni dalla caduta del fascismo - molti italiani sono ancora, culturalmente, in camicia nera e vedono nel potere politico un Duce in nome del quale «credere, obbedire, combattere». Confondono il senso civico - i doveri che, peraltro, non osservano - con la rinuncia alle libertà e ai diritti, che non conoscono. Che piaccia o no, qui siamo ancora sul terreno di un malinteso patriottismo. Un lettore mi ha chiesto se le libertà del liberalismo consistano nel rapinare le banche. Un idiota? No, il figlio della cultura dominante.

Seconda: perché, pur sapendo bene come stanno andando le cose, certi giornalisti non fanno i cani da guardia del potere politico, ma ne sono il cane da grembo. E qui piombiamo nell’utilitarismo - non quello teorizzato dai liberali Jeremy Bentham e John Stuart Mill - come soggettiva motivazione delle scelte individuali di libertà, ma come opportunismo professionale. Costoro sono convinti che, nell’Italia delle corporazioni, del familismo amorale, delle raccomandazioni, ci siano più probabilità di far carriera adeguandosi al vento che tira, invece di pensare con la propria testa, sempre che ne abbiano una, e dire ciò che pensano, sempre che siano capaci di pensare. Ma mi viene il dubbio che le risposte non siano due ma - come insegna la storia che, nel ‘22, di fronte all’emergenza di allora spalancò le porte all’«Uomo della Provvidenza» - ce ne sia una sola. La prima; che le compendia entrambe.

© CORRIERE della SERA

 
lettera imprenditore PDF Stampa E-mail
Scritto da liberidiscegliere   
Mercoledì 25 Gennaio 2012 14:35

Cari colleghi,

 in questi giorni orribili per l’Italia , sia sotto il profilo politico, sia finanziario,  mi viene dal cuore scrivere questa lettera al nostro presidente del consiglio.

Politici ed economisti ci propinano mille soluzioni per risolvere il problema.

Si interrogano se e meglio la patrimoniale, l’ICI anche sulla prima casa, lotta all’evasione fiscale, aumento dell’Iva, della benzina, sigarette e tasse varie.

Io non sono ne un economista ne un intellettuale, ma un semplice persona che a lavorato 50 anni ma  anche a mio livello risulta evidente  che il problema dello stato italiano e semplicemente che esso spende  e sperpera troppo.

Sig. Presidente pagherò volentieri il bollo di 100 euro sul mio cc/corrente bancario se lei mette in cassa integrazione a 1.000 euro mensili la gran parte buona parte dei 4.600 dipendenti di palazzo Chigi che sono molto di più dei 1.337 del Cabinet Office di David Cameron.

Pagherò volentieri l’aumento della benzina se lei eliminerà  affitti 35 milioni di euro l'anno che la camera paga .

Pagherò volentieri l’aumento del contributo Inps  se eliminerà le doppie e triple pensioni sono che sono migliaia ed molte per importi di decine di migliaia di euro al mese.

 

Andro volentieri in pensione 5 anni più tardi se lei da una sforbiciata  ai dipendenti di camera e senato che costano mediamente  137.525 euro. Cioè 19 mila più dello stipendio dei 21 collaboratori stretti di Barack Obama,

Paghero volentieri l’aumento dell’ IVA se lei eliminerà le migliaia di enti inutili produttrici semplicemente di consigli di amministrazione  e di stipendi fuori da ogni logica .

Pagherò volentieri gli l’IMU sulla mia prima casa se lei metterà un tetto di 50.000 euro all’anno per le decine di migliaia di burocrati della pubblica amministrazione, dipendenti senza nessuna responsabilità managgeriale o rischio di licenziamento.

Vede sig. Presidente quando la sig.ra Angela Merkel  quando le dice che l’Italia può farcela da sola, intende dire che lei può fare proprio quei tagli che io le suggerisco.

Sig. Presidente non vada con il cappello in mano in giro per l’Europa a chiedere aiuti, non facciamo bella figura e mortifica tutti gli imprenditore che fanno valere nel mondo le proprie genialità e spirito di iniziativa.

Chiedo al suo governo che prima di decidere nuove tasse, usi la scure e tagli questi sprechi e privilegi, senza  raccontarci che non si possono toccare i diritti acquisiti, i privilegi non sono mai acquisiti,sono semplicemente un furto ai danni dei cittadini.

Ascolti la voce di quei movimenti siciliani che sono spontanei e disperati, la disperazione e sempra cattiva consigliera,

Sig. presidente se davvero riuscirà ad ottenere questo risultato ritornerebbe la fiducia sull' Italia e lo spread verso i Bund si abbasserebbe immediatamente,

Sig. Presidente ascolti la voce dei milioni di imprenditori che sebbene abituati a lavorare sodo e a mai lamentarsi si sentono schiavi di questo castello burocratico che lo stato si e dato e che pesa come un macigno sulle spalle delle persone che lavorano d’avvero e che tirano la carretta con enormi sacrifici.

Maggiori tasse risolvono solo momentaneamente il problema ma non lo eliminano alla radice

Giuseppe Quarto

Club L’Imprenditorie.

 
crisi del debito PDF Stampa E-mail
Scritto da liberidiscegliere   
Martedì 17 Gennaio 2012 10:49
Come finirà la crisi del debitoQuando l’indebitamento raggiungerà i suoi limiti, si verificherà un crollo e nascerà un nuovo ordine economicoNella prima settimana di dicembre è diventato sempre più evidente come finirà la crisi del debito: non bene. L’ultima trovata fasulla consiste nel far sì che i Paesi più grandi e “responsabili” pretendano un maggiore rigore fiscale dai presunti paesi “scriteriati”. In Europa la Germania di Angela Merkel e la Francia di Nicholas Sarkozy esigono che altri Stati europei cedano parte della propria sovranità e accettino limiti rigorosi alla spesa in disavanzo. Il presidente Barack Obama e il primo ministro David Cameron hanno impartito pistolotti all’Unione Europea, esortandola a mostrare più responsabilità fiscale. Giudicandole a partire dal loro comportamento in materia, queste prediche appaiono ben strane e ipocrite. Se consideriamo normale una crescita economica di circa il 3 per cento annuo, di solito un deficit pari o inferiore al 3 per cento non rappresenta un problema. Un disavanzo esiguo tende a non accrescere il rapporto tra debito e PIL e anche tra il debito e la stessa percentuale del PIL destinata agli interessi da pagare. È per tale motivo che, nel Trattato di Maastricht, il tetto del disavanzo annuale era stato posto al 3 per cento. Purtroppo, come evidenzia la tabella, durante i tredici anni di vita dell’euro i principali Paesi europei non hanno dato bella prova di sé sotto questo aspetto. Dei 17 paesi dell’eurozona, solo la Finlandia e il Lussemburgo hanno rispettato la lettera del Trattato per tutti i 13 anni in oggetto. Per la maggior parte del periodo, i tre Paesi maggiori della zona dell’euro, la Germania, la Francia e l’Italia, hanno sforato il limite al debito. Anche le tre principali democrazie non appartenenti all’euro (gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e il Giappone) non possono vantarsi di aver mantenuto i propri deficit al di sotto della prudente soglia del 3 per cento. Molto semplicemente, la maggior parte delle democrazie non è capace di controllare il proprio comportamento fiscale. Non parliamo poi di mettere a freno quello di altri Paesi. L’Europa non si limita a sedere su di una bomba a orologeria fiscale, già sul punto di esplodere, ma anche su una bomba a orologeria demografica, a causa del rapido invecchiamento della popolazione. A dispetto della crisi fiscale evidente negli ultimi anni e in rapida accelerazione ai giorni nostri, l’Europa non ha fatto quasi niente per ridurre a un livello sostenibile i cosiddetti “diritti acquisiti”, imitata in questo dagli Stati Uniti. Se invece che ascoltare le loro parole guardiamo alle azioni effettive dei leader europei, risulta evidente che essi si stanno servendo in misura crescente della Banca centrale europea per acquistare il debito sovrano degli Stati membri, a dispetto delle ripetute assicurazioni che ciò non sarebbe mai avvenuto. I risparmiatori acquistano i buoni del Tesoro perché sono convinti che gli Stati si avvarranno del proprio potere coercitivo per appropriarsi dei beni reali dei concittadini al fine di pagare i titolari dei buoni. Ma, come per tutte le cose, anche questa pratica ha i propri limiti. I commentatori più saggi hanno già riconosciuto che la Grecia ha ormai dato fondo alla propria capacità di ricavare un maggiore gettito fiscale. Molto semplicemente, i greci non pagheranno altro. Piuttosto smetteranno di lavorare e passeranno all’economia sommersa. Come l’economista Arthur Laffer ha illustrato chiaramente decenni fa, esiste un limite massimo sopra il quale un governo non può tassare il reddito dei propri cittadini pensando di estrarre maggior gettito. Vi sono altresì limiti alla tassazione dei beni immobili. Il governo può aumentare le aliquote fiscali, ma così facendo distruggerà il valore dei beni stessi, con la conseguenza di essiccare ogni fonte di gettito. Le autorità possono aumentare la tassazione delle attività produttive, fino a che queste ultime non esisteranno più (almeno legalmente). Il governo può aumentare le imposte sui consumi (sotto forma di IVA o di tassa sulle vendite), ma a un certo punto i beni e i servizi si sposteranno nell’economia sommersa. La classe politica ha promesso agli elettori più benefici e assistenza di quanti non ne possano essere finanziati, anche qualora lo Stato disponesse di un potere coercitivo illimitato. Il punto di svolta è stato raggiunto in alcuni Paesi, la cui capacità impositiva sta iniziando a venir meno e, con essa, sta crollando l’intero castello di carte. Quando uno Stato non riesce più a vendere i propri buoni del tesoro (o almeno, non a un tasso di interesse che non ne acceleri la rovina), il gioco è finito. È verosimile che assisteremo a un tasso d’inflazione crescente, accompagnato dal fallimento sempre più frequente di soggetti privati e pubblici. Il fallimento di un ente pubblico si verificherà quando i pagamenti che deve effettuare ogni mese non saranno coperti dal gettito fiscale e dalle altre entrate dello Stato, indipendentemente dal fatto che il fallimento sia sancito dal tribunale. Il continuo caos fiscale si farà sentire sotto forma di una crescita economica più lenta o addirittura negativa. Il valore reale dei debiti verrà eroso in misura crescente e, di conseguenza, sarà sempre più difficile trovare chi sarà disposto a concedere prestiti, causando così una contrazione economica ancora peggiore. La classe politica di oggi verrà cacciata, pacificamente o con la violenza. A quel punto i governi che ne seguiranno partiranno ex novo, disconoscendo in maniera esplicita tutte le vecchie promesse legate ai diritti acquisiti. Verranno create nuove monete, da parte di soggetti privati e di governi e quindi si ricomincerà da capo, senza il peso dei vecchi debiti inesigibili. La transizione sarà terribile, ma con un po’ di fortuna emergeranno dal caos nuovi ordini politici ed economici capaci di riportare l’umanità sulla strada della crescita economica e della libertà individuale. Richard W. Rahn è senior fellow del Cato Institute e presidente dell’Institute for Global Economic Growth. 

Da The Washington Times, 13 dicembre 2011

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 20 Gennaio 2012 16:14 )
 
tassare gli scudati PDF Stampa E-mail
Scritto da liberidiscegliere   
Martedì 06 Dicembre 2011 15:22
Anti & PoliticaEconomia— 05 dicembre 2011 — 1.166 visite
OkNotizie

RILETTURE

“Hanno tassato quelli che avevano scudato. Me ne compiaccio, chiunque accetti un patto con lo Stato con la speranza che venga onorato è un deficiente, e sulla deficienza è giusto che si paghi una tassa.”

Mi ricorda tanto questo passaggio del film di Benigni e Troisi..

Lo Stato italiano, a torto o ragione, ha tassato i capitali, rientrati dalla Svizzera con un’aliquota del 5%, con un’ulteriore tassa dell’1.5%.

Si tratta di una tassa con effetto retroattivo, e nessuno si scandalizza?

E’ come se ti dicessero di dover ripagare le multe prese e già pagate l’anno scorso.

Il vero ed unico risultato di questa misura è che nessuno si fiderà più dello Stato. L’incertezza del diritto è il grande freno agli investimenti esteri e il grande incentivo alla fuga dei capitali dall’Italia. E questa manovra dimostra ancora una volta che l’incertezza del diritto in Italia è l’unica cosa certa.Ma non solo. Hanno deciso di abbassare la soglia di tracciabilità delle transazioni. Significa che se tu vai in banca e ritiri più di 1000 euro partirà una segnalazione. Questo obbligo ricade solo sulle banche italiane. Le banche estere, per esempio svizzere, francesi, austriache o slovene, rispondono alla giurisdizione del proprio paese, per cui non hanno questo obbligo. Ecco un altro incentivo a spostare capitali all’estero.
Ma non solo. Hanno introdotto una patrimoniale tramite aumento dei bolli applicati a conto correnti e conto titoli. Di nuovo, questa nuova tassa riguarderà solo le banche italiane. Altro incentivo alla fuga di capitali.
Ma non solo. La manovra è per 2/3 fatta di aumento della pressione fiscale e per 1/3 di tagli, specie agli enti locali. Peccato che agli enti locali è lasciata la possibilità di riprendersi questi mancati finanziamenti aumentando la tassazione locale..In poche parole questa manovra non basta, è recessiva.L’evasione aumenterà, così come la delocalizzazione delle imprese, dei risparmi e delle persone stesse.

 

Lo spread è sì diminuito, ma come la dose giornaliera per il drogato, l’effetto sarà temporaneo. Dicevamo così per le manovre tremontiane, avevamo ragione.
Stiamo percorrendo esattamente la strada della Grecia, il punto d’arrivo sarà lo stesso.Il sistema italiano è ormai incancrenito. Non ha speranza di risanarsi.
Tu come ti difendi?
Pochi giorni fa, un caro amico è stato in una banca in Svizzera, per conoscere meglio le condizioni dell’apertura di un conto. Nella sala d’attesa ha potuto riconoscere tutti i dialetti italiani.L’Italia è spacciata perchè non attrae ricchezza, la fa fuggire. E per risolvere questo problema riesce solo a spremere ancor di più chi è ancora legato al sistema.
Esserne fuori è la soluzione migliore, per te e la tua famiglia. E non è troppo tardi; di manovre del genere ce ne saranno altre. Prima o poi il default arriverà, e quando una nazione va in bancarotta non è mai bello.
“L’Italia è un Grande Vacca. Solo quelli che riescono a mungerla per bene se la spassano. Gli altri siamo noi”
TRATTO DA Riescho Economia e Libertà Blogspot
 
monti PDF Stampa E-mail
Scritto da liberidiscegliere   
Martedì 22 Novembre 2011 08:13

Caro amico,
in questi giorni orribili per l’Italia , sia sotto il profilo politico, sia finanziario, politici ed economisti ci propinano mille soluzioni per risolvere il problema.
Si interrogano se e meglio la patrimoniale, l’ICI anche sulla prima casa, lotta all’evasione fiscale, aumento dell’Iva, della benzina, sigarette e tasse varie.
Io non sono ne un economista ne un intellettuale, ma anche a mio livello risulta evidente  che il problema dello stato italiano e semplicemente che esso spende  e sperpera troppo.
Leggevo per esempio che I dipendenti di palazzo Chigi sono attualmente più di 4.600 contro i 1.337 del Cabinet Office di David Cameron.
La sola Camera paga per affitti 35 milioni di euro l'anno: 41 volte più che nel 1983.
Che ogni dipendente medio del Senato costa 137.525 euro. Cioè 19 mila più dello stipendio dei 21 collaboratori stretti di Barack Obama,
Questa anomalia si  ripete per i dipendenti della camera e sono molto più accentuate per il Quirinale.
Questi sono solo alcune delle migliaia di anomalie presenti in Italia, perché se parliamo di pensioni resta incomprensibile perché ce ne sono migliaia doppie o triple per importi di decine di migliaia di euro al mese.
Chiedo al governo che prima di decidere nuove tasse, usi la scure e tagli questi sprechi e privilegi, senza  raccontarci che non si possono toccare i diritti acquisiti, i privilegi non sono mai acquisiti,sono semplicemente un furto ai danni dei cittadini.
Caro Monti ti prego prima di chiedermi soldi, sistema queste anomalie, vedrà che dopo mi chiederà molto meno sacrifici.
Noi imprenditori dovremmo chiedere con forza e a voce alta provvedimenti che elimino questi privilegi, che tagli le migliaia di enti inutili e che stabilisca un massimo agli stipendi pubblici, penso che  50.000 euro netti all'anno per i massimi responsabili sono più che sufficienti per dirigenti che non hanno nessuna responsabilità ed il posto garantito a vita.
Dobbiamo svegliarci se davvero riuscissimo ad ottenere questo risultato ritornerebbe la fiducia sull' Italia e lo spread verso i Bund si abbasserebbe immediatamente,
Fate sentire la vostra voce con le vostre associazioni di categoria, devono essere più incisive e determinate nel chiedere quello che effettivamente e l'unica soluzione ai probblemi del'Italia.
Maggiori tasse risolvono solo momentaneanìmente il problema ma non lo eliminano alla radice
Giuseppe Quarto
Club L’Imprenditorie.
Via Canneto 7
Brescia
Tel 030 347099
Cell. 335 282794

 

 

 

 
Altri Articoli...
«InizioPrec.123456Succ.Fine»

Pagina 1 di 6
Copyright © 2012 Liberi di scegliere. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
 

on line ora

 1 visitatore online