Home Archivio articoli
Latest
i benefici della casta PDF Stampa E-mail
News
Scritto da liberidiscegliere   
Giovedì 11 Ottobre 2012 13:18
Consulta: "No ai tagli agli stipendi
di manager pubblici e magistrati"

Secondo la Corte, la sforbiciata alle retribuzioni superiori ai 90mila euro, previsti dal decreto legge 78 del 2010, è incostituzionale. Illegittima anche la decurtazione ai compensi dei giudici

ROMA - I tagli alle retribuzioni superiori ai 90mila euro dei soli dirigenti pubblici, previsti dal decreto legge numero 78 del 2010, sono incostituzionali. Lo stesso vale per la decurtazione degli stipendi dei magistrati. Lo ha deciso la Consulta, stabilendo in particolare l'illegittimità dell'articolo 9, nella parte in cui dispone che - a decorrere dal primo gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 - "i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro". Per la Corte Costituzionale, "il tributo imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio".

Per quanto riguarda i magistrati, la Consulta ha bocciato anche il comma 22 dello stesso articolo, dove dispone che non siano erogati, "senza possibilità di recupero, gli acconti degli anni 2011, 2012 e 2013 ed il conguaglio del triennio 2010-2012". E che "per il triennio 2013-2015 l'acconto spettante per il 2014 è pari alla misura già prevista per l'anno 2010 e il conguaglio per l'anno 2015 viene determinato con riferimento agli anni 2009, 2010 e 2014".

La manovra correttiva, varata dal governo Berlusconi con il decreto-legge nel maggio del 2010, era stata intitolata 'Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica'.
 
pensierini sulle tasse PDF Stampa E-mail
News
Scritto da liberidiscegliere   
Martedì 18 Settembre 2012 14:13
TEODORICO (454-526)
«Il solo paese piacevole è quello in cui nessuno teme gli esattori».

Etienne de la BOÈTIE (1530-1563)
"Ringraziando il ladro (lo Stato) che restituisce loro una piccola parte del maltolto, i sudditi si abituano così a vedere nel tiranno una sorta di benefattore".

ELISABETTA I Tudor (1533.1558-1603)
«Preferisco che il denaro sia nelle tasche del mio popolo piuttosto che nel mio Tesoro».
«Non è dato tassare ed essere amato».

Juan de MARIANA de la REINA (1535-1624)
«Da dove proviene questo denaro, se non dal sangue dei poveri e dalla carne degli uomini d'affari?».
«Le tasse sono, di norma, una calamità per il popolo e un incubo per il governo. Per il primo sono sempre eccessive; per il secondo non sono mai abbastanza, mai troppe»

Pedro FERNÁNDEZ NAVARRETE (?-1632)
«Le tasse alte hanno originato povertà. Temendo continuamente gli esattori delle tasse, [gli agricoltori,] per evitarne le vessazioni, preferiscono abbandonare la loro terra».
«Chi impone tasse elevate riceve da pochi».

Henrique de VILLALOBOS (?-1637)
«Le tasse indeboliscono le città e impoveriscono gli agricoltori in grave misura. È possibile vedere luoghi che ieri prosperavano e avevano molti abitanti giacere ora prostrati e incolti perché gli agricoltori non possono fare fronte alle alte tasse».

John LOCKE (1632-1704)
«Il potere supremo non può privare un uomo di una parte della sua proprietà senza il suo consenso».

Benjamin FRANKLIN (1706-1790)
«Due cose sono certe nella vita: la morte e le tasse".

Thomas JEFFERSON (1743-1826)
«Prevedo un futuro felice per gli americani se impediranno al governo di sprecare i soldi frutto del loro lavoro, con la scusa di occuparsi di loro".

Jean-Baptiste SAY (1767-1832)
«Dio ci guardi dall'attività finanziaria pubblica poiché è spendacciona e consuma tutte le sostanze dei privati. Le consuma improduttivamente e non offre la possibilità a costoro di destinare il reddito alla produzione di ricchezza autentica".

Antonio ROSMINI (1797-1855)
«La progressione di questa tassa... è un furto mascherato che fa il potere legislativo in nome della legge. Ella dunque viola l'altro principio di diritto naturale che tutte le proprietà sono inviolabili".
«L'assolutismo consiste principalmente nel comandare alla borsa degli altri".

Frédéric BASTIAT (1801-1850)
«Quando una nazione è oppressa da tasse, niente è più difficile che ripartirle in maniera equa".
«Quello che non si è mai visto, quello che non si vedrà mai e che non si può nemmeno concepire, è l'eventualità che lo Stato restituisca al pubblico più di quanto esso prenda".

Lysander SPOONER (1808-1887)
«La tassazione senza consenso è rapina»

Papa LEONE XIII (1810.1878-1903)
«La privata proprietà non venga stremata da imposte eccessive. Il diritto della proprietà derivando non da legge umana, ma dalla naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l'uso ed armonizzarlo col bene comune, ed è ingiustizia ed inumanità esigere dai privati, sotto nome d'imposte, più del dovere" (enciclica "Rerum Novarum", 1891, n. 35).

George Bernard SHAW (1856-1950)
«Un governo che ruba a Peter per pagare Paul può sempre contare sull'appoggio di Paul".

Maffeo PANTALEONI (1857-1924)
«Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L'abilità consiste nel ridurre le spese».

Papa PIO XI (1857.1922-1939)
«Non è lecito allo Stato di pesare tanto con imposte e tasse esorbitanti sulla proprietà privata fino al punto da condurla quasi allo stremo" (enciclica "Quadragesimo anno", 1931, n. 49).

Hilaire BELLOC (1870-1953)
«Controllare la produzione della ricchezza significa controllare la vita umana stessa".

Papa PIO XII (1876.1939-1958)
«I bisogni finanziari di ogni nazione, grande o piccola, sono enormemente cresciuti. La colpa non va attribuita solamente alle complicazioni o tensioni internazionali; ma anche, e forse più ancora, all'estensione smisurata dell'attività dello Stato, attività che, dettata troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e in modo particolare della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di un ordine assolutamente diverso" (2.10.1948).
«Astenetevi da queste misure (fiscali) che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell'ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell'animo del legislatore, il primo posto anziché l'ultimo" (2.10.1948).
«L'imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un'amministrazione imprevidente" (2.10.1956).
«Spesso imposte troppo pesanti opprimono l'iniziativa privata, frenano lo sviluppo dell'industria e del commercio, scoraggiano i volenterosi" perciò è necessario "eliminare dalla legislazione certe disposizioni dannose ai veri interessi degli individui e delle famiglie, come pure al progresso normale del commercio e degli affari" (2.10.1956).
«Lo Stato non può esagerare all'eccesso i carichi tributarii che giungano ad esaurire i leciti benefici della proprietà privata" (9.11.1957).

Papa GIOVANNI XXIII (1881.1958-1963)
«Principio fondamentale in un sistema tributario giusto ed equo è che gli oneri siano proporzionali alla capacità contributiva dei cittadini" (enciclica Mater et magistra, 1961, n. 37).

Ludwig von MISES (1881-1973)
«La metamorfosi delle tasse in armi di distruzione di massa è il carattere distintivo della finanza pubblica".
«Tutta la nostra civiltà si fonda sul fatto che gli uomini sono sempre riusciti a respingere l'attacco dei redistributori».

Bertrand de JOUVENEL (1903-1987)
«La redistribuzione in realtà è una redistribuzione di potere dall'individuo allo Stato, piuttosto che - come si immaginava - una redistribuzione di reddito dal più ricco al più povero».

Ayn RAND (1905-1982)
«L'uomo che produce mentre altri dispongono del suo prodotto è uno schiavo».
«Crede che la morte e le tasse siano le nostre uniche certezze, signor Rearden? Non posso far niente per combattere la morte, ma se riesco a sollevare il peso delle tasse, gli uomini possono imparare a vedere il legame che esiste fra le due cose e a capire quale vita più lunga e più felice sono in grado di crearsi».

Barry Morris GOLDWATER (1909-1998)
«Siamo stati indotti a trascurare, e spesso a dimenticare del tutto, il rapporto fra le tasse e la libertà individuale. Siamo stati persuasi che il Governo ha un diritto illimitato sulle ricchezze dei cittadini e che l'unica questione sia di vedere quanta parte di questo suo diritto il Governo debba pretendere".
«La proprietà e la libertà sono inseparabili: quando il Governo, sotto forma di imposte, porta via la prima, esso invade anche l'altra".
«I collettivisti [...] comprendono che la proprietà privata può essere confiscata per mezzo delle imposte non meno che con la espropriazione".
«Un governo che è grande abbastanza per dare alla gente ciò che la gente vuole è grande abbastanza per portarsi via tutto".

Ronald REAGAN (1911-2004)
«L'assegno di disoccupazione è una vacanza prepagata per i fannulloni" (1966)
«Non possono esserci giustificazioni morali per l'imposta progressiva sul reddito" (1966)
«Il sistema dell'imposta progressiva sul reddito venne ideato da Karl Marx, che lo definì il primo ed essenziale requisito di uno Stato socialista" (1966).
«Le tasse sono la sola eccezione tollerata alla legge di gravità formulata da Isaac Newton. Vanno cioè sempre verso l'alto, sia nei periodi buoni sia in quelli cattivi, sia nei momenti di prosperità sia nei momenti di recessione" (1975).
«Andrew Mallon, che fu segretario al tesoro con i presidenti Harding, Coolidge e Hoover, ha spiegato perché l'idea della tassazione progressiva del reddito è in realtà un imbroglio perpetrato non ai danni dei ricchi, bensì ai danni dei lavoratori. E' stato calcolato che riducendo a metà gli oneri progressivi, una volta pienamente realizzati gli effetti di questa riduzione, il governo riceverebbe un gettito fiscale maggiore di quanto non ricevesse con le aliquote doppie" (1978).
«Il contribuente è una persona che lavora per lo Stato, ma non ha dovuto vincere un concorso pubblico" (1984).
«Imparare a controllare il governo, limitare la quantità di denaro che può pretendere da noi, proteggere il nostro paese attraverso una difesa forte - tutte queste cose ruotano attorno a una sola parola, e questa parola è «libertà»" (1985).
«Sembra esserci un'aumentata sensibilità di qualcosa che noi americani abbiamo saputo da tempo. Che le parole più pericolose della lingua inglese sono ‘Salve, sono del governo, e sono qui per aiutare'" (1988).
«Il nostro debito pubblico è abbastanza grande per poter badare a se stesso" (1988).
«Amici miei, la storia è chiara: abbassare le tasse significa una maggiore libertà, e ogni volta che abbassiamo le tasse, la salute della nostra nazione migliora" (1988).
«Sembra esserci un'aumentata sensibilità di qualcosa che noi americani abbiamo saputo da tempo. Che le parole più pericolose della lingua inglese sono ‘Salve, sono del governo, e sono qui per aiutare'" (1988).
«Bisogna affamare la bestia!" (bisogna, cioè, ridurre lo strapotere dello Stato, ridimensionare la sua ingerenza per favorire lo sviluppo delle libertà).
«Il governo è come un neonato: ha un canale alimentare con un grande appetito da una parte e nessun senso di responsabilità dall'altra".
«Prima del 1981 la visione del governo dell'economia poteva essere sintetizzata in poche, brevi frasi: «se si muove, tassalo. Se continua a muoversi, regolalo. E se smette di muoversi, prova con i sussidi»".

Milton FRIEDMAN (1912-2006)
«Io sono a favore del taglio delle tasse in ogni circostanza e per ogni giustificazione, per ogni ragione, ogni volta sia possibile. È l'unico modo per diminuire le spese".
«Noi abbiamo un sistema che sempre più tassa il lavoro e sostiene il non lavoro".
«Se paghi le persone per non lavorare e invece le tassi quando lavorano, non sorprenderti se c'è la disoccupazione".
«Nessuno spende i soldi degli altri con la stessa cura con la quale spende i propri. Nessuno usa le risorse degli altri con la stessa cura con la quale usa le proprie".
«Meno tasse è l'unico modo per diminuire le spese statali".
«Se l'Italia si regge ancora in piedi è grazie al lavoro nero e all'evasione fiscale... l'evasore in Italia è un patriota".

Papa GIOVANNI PAOLO II (1920.1978-2005)
«...il bene dell'individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale, mentre ritiene, d'altro canto, che quel medesimo bene possa essere realizzato prescindendo dalla sua autonoma scelta, dalla sua unica ed esclusiva assunzione di responsabilità davanti al bene o al male. L'uomo così è ridotto ad una serie di relazioni sociali, e scompare il concetto di persona come soggetto autonomo di decisione morale, il quale costruisce mediante tale decisione l'ordine sociale. Da questa errata concezione della persona discendono la distorsione del diritto che definisce la sfera di esercizio della libertà, nonché l'opposizione alla proprietà privata. L'uomo, infatti, privo di qualcosa che possa «dir suo» e della possibilità di guadagnarsi da vivere con la sua iniziativa, viene a dipendere dalla macchina sociale e da coloro che la controllano: il che gli rende molto più difficile riconoscere la sua dignità di persona ed inceppa il cammino per la costituzione di un'autentica comunità umana" (enciclica 'Centesimus annus', 1991, n. 13).

George H. W. BUSH (1924-viv.)
«Il Congresso mi spingerà ad aumentare le tasse e io dirò no. Ed essi spingeranno, ed io dirò no, ed essi spingeranno ancora, ed io dirò loro: "leggete le mie labbra: no a nuove tasse"» (il candidato George H. W. Bush alla Convention nationale Republicana, 18 agosto 1988).

Murray N. ROTHBARD (1926-1995)
«Cos'è la tassazione se non un furto su scala gigantesca e incontrollata?».
«Ovviamente, i burocrati politici danno la solita risposta alle lamentele sempre più numerose riguardanti il servizio inefficiente e insufficiente: "i contribuenti devono darci più soldi!"».
«Mentire allo Stato diventa un atto legittimo».

Silvio BERLUSCONI (1936-viv.)
«La ricetta della sinistra prevede più tasse. Ma più tasse significa meno sviluppo, meno sviluppo significa più disoccupazione, più disoccupazione significa più povertà. La nostra ricetta, al contrario, si fonda su una diversa equazione: meno tasse uguale più investimenti, più investimenti uguale più sviluppo, più sviluppo uguale meno disoccupazione, meno disoccupazione uguale meno povertà".

Robert NOZICK (1938-2002)
«La tassazione del reddito da lavoro configura una sorta di lavoro forzato".

Pascal SALIN (1939-viv.)
«La spoliazione è il fondamento dell'azione statale e la fiscalità è l'arma essenziale di questa spoliazione".
«Come indica il suo nome, l'imposta è... imposta; è confiscata con la forza, e non guadagnata attraverso lo scambio volontario».

Tommaso PADOA-SCHIOPPA (1940-2010) E chi è? È stato il ministro dell'Economia nel tristissimo governo Prodi (governo italiano di sinistra, 2006-2008)
«Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima...".

Giovanna JACOB
«L'uomo illuminista chiede allo Stato di liberarlo dalla fatica di rispondere da se stesso ai suoi bisogni: ecco quindi che il leviatano diventa quel formidabile distruttore di risorse economiche che è lo Stato assistenziale".

David BOAZ (1953-viv.)
«Il governo può procurarsi risorse solo espropriandole a chi le produce».
 
lombardi leli PDF Stampa E-mail
News
Scritto da liberidiscegliere   
Lunedì 16 Aprile 2012 09:10

Di Gianluca Marchi  Lindiprndente 

Oggi voglio parlare dei Lombardi, o meglio dei popoli lombardi in genere che, per semplificazione, chiamerò il popolo lombardo. E userò un linguaggio molto diretto e magari qualcuno si offenderà anche. Ma purtroppo i dati ci dicono che le cose stanno così. IL POPOLO LOMBARDO E’ IL PIU’ COGLIONE DELLA TERRA: non c’è alcun ombra di dubbio. Lasciatemelo dire con affetto, visto che ci sono dentro pure io, ma è così. Infatti spiegatemi quale altro popolo è disposto a comprare quello che Giancarlo Pagliarini chiamerebbe il “prodotto Stato” la bellezza di 43 miliardi di euro all’anno di più rispetto a quello che effettivamente vale. Per “prodotto Stato” si intendono tutti i servizi pubblici forniti dagli enti territoriali e dallo centrale.

Non sono dati affatto nuovi, ma bisogna che i singoli cittadini si fermino un atto a rifletterci sopra per decidere se intendono ancora sopportare questa vessazione oppure se è venuto il momento di dire basta. Prendiamo ad esempio i dati contenuti nel volume di Giuseppe Bortolussi “Tassati e Mazziati” (Sperling & Kupfer, 2011) calcolati sulle statistiche ufficiali del 2007 (le ultime effettivamente disponibili, tanto per intenderci con che solerzia si muove lo stato italico). Ebbene in media ogni cittadino lombardo ha versato alle casse pubbliche 16.663 euro (Entrate) e ne ha avuto in ritorno servizi pubblici per un totale, sempre pro capite, pari a 12.203 euro (Spese).  Per Entrate si intende la somma di tutti i soldi che il territorio (in questo caso la regione) versa allo Stato in virtù del prelievo fiscale e di entrate di altra natura; per Spese si intende la somma dei soldi che lo Stato torna al territorio sotto forma di risorse e servizi di varia natura (in realtà, parte del prelievo fiscale non “va fisicamente a Roma” ma resta nelle casse regionali oppure provinciali o comunali: nel 2008, per esempio, il 22% del prelievo fiscale era raccolto dalle amministrazioni periferiche – regioni, province e comuni – il restante 78% finiva nelle casse centrali).

Per ogni cittadino lombardo il residuo fiscale (cioè denari rimasti nelle casse statali) è ammontato a 4.460 euro che, moltiplicato per 9.642.406 cittadini, fa appunto la cifra di 43.005.130.760. Ma quale pazzo, o quale coglione, è disposto a comprare un pacchetto di servizi (per altro spesso di scadente qualità) che gli costa 43 miliardi di euro all’anno in più di quanto vale realmente? Nessuno sulla faccia del globo. E in Italia non c’è neanche lontanamente paragone alla pirlaggine del popolo lombardo. Nel Lazio, sempre a dati 2007, ogni cittadino ha pagato 1.487 euro in più di quanto ha ricevuto, ma sappiamo che nella regione di “Roma caput mundi” il dato è falsato dalla presenza della sede legale di molte società che versano lì le tasse ma non producono in loco. E infatti il cittadino laziale riceve in cambio un servizio che vale all’anno 15.183 euro contro i 12.203 euro che riesce ad avere ogni lombardo. Le altre regioni che hanno un residuo fiscale positivo per lo stato sono il Veneto, dove ogni cittadino paga ogni anno 1.442 euro in più di quanto riceve, l’Emilia Romagna dove la differenza è di 1.323 euro cadauno e il Piemonte con 280 euro.

Fine. In tutte le altre regioni ogni cittadino paga il “prodotto pubblico” assai meno di quando costa: si va dai -213 annui di ciascun toscano, ai quasi -3000 euro dei campani, ai – 4.328 euro dei siciliani e ai -4.557 dei calabresi. Tutte con residuo fiscale in negativo anche le altre Regioni a statuto speciale, ma sappiamo che lì i discorsi sono più complessi e dettati dalla storia.

Prendiamo i soliti Lombardi coglioni e diciamo che se la Lombardia fosse un paese indipendente che non dovesse tener conto di nessun altro livello statale, oggi come oggi avrebbe un surplus annuo di 43 miliardi (sulla base della tassazione esistente), che potrebbe decidere come utilizzare: facendo pagare molto meno tasse oppure  migliorando i servizi pubblici fino a portarli a un livello superiore a quelli mitici del Nord Europa oppure ancora mixando le due cose o migliorando le condizioni dei propri anziani e dei giovani che vivono fuori casa e cercano un lavoro o ancora sostenendo le proprie aziende. Insomma, ci sarebbe solo da sbizzarrirsi. Qualche problemino avrebbero invece i siciliani a fronte di una Sicilia indipendente, che secondo tali statistiche si ritroverebbe con un buco annuo da 21,7 miliardi di euro. Fate voi un po’ di conti.

E purtroppo i valori che ho qui ricordato sono destinati a peggiorare, perché nel 2012 andranno aggiunti gli aggravi dovuti ai nuovi aumenti di tasse e anche all’aumento dell’Imu rispetto all’Ici che era in vigore nel 2007. Si calcola che l’Imu varrà circa 11 miliardi di euro e ditemi voi dove si registreranno gli aumenti maggiori a seguito degli aggiornamenti delle rendite catastali. Per non parlare dell’evasione. E intanto le aziende sono sempre più in crisi e i giovani non hanno prospettive neppure dove fino a pochi anni fa potevano cambiare lavoro più o meno quando volevano.

Cari Lombardi (ometto stavolta il solito termine…), ma quanto ancora dovete sopportare prima che, come ci ricordava ieri Romano Bracalini ripercorrendo un po’ di sana storia, si cominci a scendere in piazza??!! Un popolo con le palle e fiero di se stesso determina il proprio futuro, un popolo senza palle subisce il futuro imposto dagli altri.

 
tassare gli scudati PDF Stampa E-mail
News
Scritto da liberidiscegliere   
Martedì 06 Dicembre 2011 15:22

L’ITALIA? UNA GRAN VACCA!
Anti & PoliticaEconomia— 05 dicembre 2011 — 1.166 visite
RILETTURE

“Hanno tassato quelli che avevano scudato. Me ne compiaccio, chiunque accetti un patto con lo Stato con la speranza che venga onorato è un deficiente, e sulla deficienza è giusto che si paghi una tassa.”

Mi ricorda tanto questo passaggio del film di Benigni e Troisi..

Lo Stato italiano, a torto o ragione, ha tassato i capitali, rientrati dalla Svizzera con un’aliquota del 5%, con un’ulteriore tassa dell’1.5%.
Si tratta di una tassa con effetto retroattivo, e nessuno si scandalizza?

E’ come se ti dicessero di dover ripagare le multe prese e già pagate l’anno scorso.
Il vero ed unico risultato di questa misura è che nessuno si fiderà più dello Stato. L’incertezza del diritto è il grande freno agli investimenti esteri e il grande incentivo alla fuga dei capitali dall’Italia. E questa manovra dimostra ancora una volta che l’incertezza del diritto in Italia è l’unica cosa certa.Ma non solo. Hanno deciso di abbassare la soglia di tracciabilità delle transazioni. Significa che se tu vai in banca e ritiri più di 1000 euro partirà una segnalazione. Questo obbligo ricade solo sulle banche italiane. Le banche estere, per esempio svizzere, francesi, austriache o slovene, rispondono alla giurisdizione del proprio paese, per cui non hanno questo obbligo. Ecco un altro incentivo a spostare capitali all’estero.
Ma non solo. Hanno introdotto una patrimoniale tramite aumento dei bolli applicati a conto correnti e conto titoli. Di nuovo, questa nuova tassa riguarderà solo le banche italiane. Altro incentivo alla fuga di capitali.
Ma non solo. La manovra è per 2/3 fatta di aumento della pressione fiscale e per 1/3 di tagli, specie agli enti locali. Peccato che agli enti locali è lasciata la possibilità di riprendersi questi mancati finanziamenti aumentando la tassazione locale..In poche parole questa manovra non basta, è recessiva.L’evasione aumenterà, così come la delocalizzazione delle imprese, dei risparmi e delle persone stesse.


Lo spread è sì diminuito, ma come la dose giornaliera per il drogato, l’effetto sarà temporaneo. Dicevamo così per le manovre tremontiane, avevamo ragione.
Stiamo percorrendo esattamente la strada della Grecia, il punto d’arrivo sarà lo stesso.Il sistema italiano è ormai incancrenito. Non ha speranza di risanarsi.
Tu come ti difendi?
Pochi giorni fa, un caro amico è stato in una banca in Svizzera, per conoscere meglio le condizioni dell’apertura di un conto. Nella sala d’attesa ha potuto riconoscere tutti i dialetti italiani.L’Italia è spacciata perchè non attrae ricchezza, la fa fuggire. E per risolvere questo problema riesce solo a spremere ancor di più chi è ancora legato al sistema.
Esserne fuori è la soluzione migliore, per te e la tua famiglia. E non è troppo tardi; di manovre del genere ce ne saranno altre. Prima o poi il default arriverà, e quando una nazione va in bancarotta non è mai bello.
“L’Italia è un Grande Vacca. Solo quelli che riescono a mungerla per bene se la spassano. Gli altri siamo noi”
TRATTO DA Riescho Economia e Libertà Blogspot

Ultimo aggiornamento ( Martedì 26 Marzo 2013 15:41 )
 
liberalizzazioni PDF Stampa E-mail
News
Scritto da liberidiscegliere   
Giovedì 27 Novembre 2008 16:19
Liberalizzazioni e meno tasse per uscire dalla crisi
di Carlo Lottieri
Mentre il ministro Giulio Tremonti interveniva all'assemblea delle casse rurali per affermare l'esigenza di non modificare la legge finanziaria durante la discussione parlamentare (evitando ogni "assalto alla diligenza"), una conferma della fragilità del sistema economico nazionale veniva dai dati diffusi dall'Economist Intelligence Unit, per il quale l'Italia si piazza solo al quarantesimo posto della classifica globale della competitività, battuta perfino dalla Tailandia.
A spingere tanto verso il basso l'Italia è la scadente qualità del nostro fisco: troppo gravoso, confuso, centralizzato. Un tale sistema d'imposizione scoraggia le imprese ad investire e proprio per tale motivo è così raro che le grandi multinazionali decidano di venire da noi. Non c'è da stupirsi, insomma, se per quel che riguarda il regime fiscale siamo inchiodati in ultima posizione in Europa.

Oltre al fisco, ovviamente, pesano altri fattori: un'università eccessivamente chiusa in se stessa e nelle sue baronie (lontana, quindi, dalle imprese e dai loro interessi); una burocrazia asfissiante; una legislazione barocca e orientata a regolare ogni minuzia. Nel gioco competitivo tra aree economiche e sistemi giuridici, l'Italia esce insomma molto male e non c'è da stupirsi se molti preferiscono andare altrove.
I dati dell'Economist sono sconfortanti, ma in fondo confermano quanto altri autorevoli centri studi hanno scritto nei mesi scorsi. Basti ricordare che da noi le imprese sono costrette a destinare agli obblighi fiscali ben 360 ore (contro le 105 in Gran Bretagna). Per giunta, nel nostro Paese è ben più alta la quota destinata a sussidi ed agevolazioni settoriali (lo 0,4 per cento del Pil in Italia contro un ben più contenuto 0,2 del Pil in Gran Bretagna).

La situazione può però essere migliorata, come rileva lo stesso Economist. In particolare, viene messo in evidenza come un vero federalismo fiscale - se responsabilizzasse effettivamente i centri di spesa e creasse una virtuosa concorrenza tra regioni e comuni - potrebbe aiutare l'Italia a prendere la strada verso la semplificazione delle regole e la riduzione della pressione fiscale. Dovrebbe trattarsi però di un federalismo autentico, che metta in concorrenza sul serio le giurisdizioni e spinga i ceti politici locali a comportarsi meglio e servire nella maniera più adeguata famiglie e imprese.
Ci sono anche molte altre riforme egualmente urgente che andrebbero messe in cantiere.
?È il caso di ricordare come da vari studi emerga che in molti settori l'Italia resta un Paese estremamente rigido. Dalle poste ai trasporti ferroviari, dai servizi idrici al trasporto aereo (specie dopo l'unificazione di Alitalia e AirOne nella nuova Cai), in troppi campi il nostro Paese è quasi privo di concorrenza e libertà di iniziativa. È quindi indispensabile non solo abbassare le imposte e - anche in questa prospettiva - localizzarle, ma è pure necessarie riprendere con determinazione la strada di quelle liberalizzazioni lasciate a metà dal precedente governo.

Da Il Tempo, 25 novembre 2008
 
Pagina 1 di 3
Copyright © 2013 Liberi di scegliere. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.