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L'energia
del mare potrebbe contribuire in modo significativo al fabbisogno
di elettricità: una valida sorgente di energia, soprattutto nei
paesi affacciati all'oceano
I profondi cambiamenti climatici hanno costretto l'uomo a prendere
coscienza del fatto che alcuni sconvolgimenti ambientali sono dovuti
proprio al suo intervento sulla natura. Un nuovo pensiero sta ultimamente
guidando lo sviluppo del settore energetico. Con il Protocollo di
Kyoto, l'Unione Europea si è impegnata a ridurre i gas serra dell'8%
tra il 2010-2012. Con quest'obiettivo da raggiungere, diverse nazioni
europee si stanno impegnando nella ricerca di fonti alternative,
tra cui la generazione di energia dal moto ondoso. Attualmente questo
tipo di energia pulita non è ancora competitiva sul mercato, come
quella eolica, ma l'interesse in questo settore si sta muovendo
tanto che in Danimarca, Irlanda, Portogallo, Norvegia e Gran Bretagna
si stanno analizzando, da circa un decennio, le risorse dell'energia
dell'Oceano.
L'Atlantico: fonte alternativa
L'azione esercitata dalle onde dell'Oceano, grazie a processi
tecnici, può essere trasformata in energia elettrica: sono stati
ideati diversi dispositivi che convertono il moto oscillatorio lento
delle onde in moto rotazionale rapido, per la successiva conversione.
Negli ultimi anni è aumentato l'interesse per questo tipo di fonte
alternativa, che in conseguenza al suo sviluppo industriale ora
sta per fare il suo ingresso sul nuovo mercato energetico. Un interesse
dovuto anche al progresso nella ricerca di nuove tecnologie: il
Pelamis, l'Archimedes Wave Swing e il Limpet. Nel suo lavoro A Brief
Review of Wave Energy, T.W. Thorpe ha stimato che il contributo
economico dell'energia delle onde mondiale potrebbe essere, all'interno
del mercato elettrico, di 2,000 TWh/all'anno, circa il 10 % dei
consumi mondiali finali di elettricità, con un investimento del
costo di circa 820 billioni di euro.
USA: energia da onde e maree
L'alimentazione totale delle onde che si rompono sulle linee costiere
del mondo è valutata a 2 - 3 milioni megawatt. Attualmente si possono
convertire quattro tipi di energia presenti nel mare: quella delle
correnti, delle onde, delle maree e delle variazioni di temperatura
tra superficie e fondali. Di queste tipologie, negli Stati Uniti,
sono state analizzate e sviluppate tre metodologie di alimentazione:
da marea, attraverso il moto ondoso e infine, la conversione termica
di energia dell'oceano. La prima tecnologia richiede che si verifichino
grandi differenze di livello durante le maree: oltre i 4 metri di
escursione. Anche gli antichi cercarono di sfruttare questo fenomeno
naturale mediante la costruzione di "mulini a marea". Oggi l'energia
di marea viene convertita in energia elettrica, come l'energia idraulica,
utilizzando una diga di sbarramento. L'energia prodotta dal movimento
delle onde, invece, ha un'applicazione più generale, con potenziale
maggiore, lungo il litorale della California. Sempre negli USA viene
utilizzata la conversione termica di energia dell'oceano (Ocean
thermal energy conversion- OTEC) ma limitatamente alle regioni tropicali,
alle Hawaii e a una parte del litorale atlantico.
Fonte
http://www.greenelectricitynetwork.org/italiano/1_6.html
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