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spesometro

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Preghiera laica in difesa del contribuente

Oggi, sotto i nomi di "redditometro" e "spesometro", è in atto una massiccia aggressione alla proprietà privata. Ci viene detto "chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere", come dicevano la Gestapo e la polizia sovietica. E intanto...

di Marco Bassani

Quando abolirono il segreto bancario non dissi parola. Avevo un rosso di un paio di milioni di lire sul conto, la cosa riguardava come sempre i ricchi evasori.

Quando il mio conto diventò trasparente per tutti i funzionari dello Stato, mi dissi che la cosa non mi poteva toccare, era un problema per le partite Iva, tutti ricchi evasori.

Quando mi impedirono di ritirare o depositare contanti dal mio stesso conto mi venne da sorridere: chi li aveva mai visti cinquemila euri? La cosa rendeva la vita difficile ai ricchi evasori.

Quando incominciarono a indagare tutti i flussi di danaro dall’estero mi dissi che era ora che andassero a scovare questi soldi nel Lichtenstein, sui conti dei ricchi evasori.

Quando incominciarono a controllare le spese di tutti, stavo per allarmarmi, ma tirai subito un sospiro di sollievo: chi poteva spendere tremilaseicento euri in un colpo solo? Ovvio, solo i ricchi evasori.

Quando mi recai in banca e non trovai più un euro sul conto, quando provai a usare la mia plastica e non l’accettava più nessuno capii al fine di essere anch’io un ricco evasore.

Ed ebbi pietà del mio silenzio complice, da lavoratore dipendente, naturale alleato del sistema. Ma ormai non c’era più nessuno che avesse i soldi per poter parlare.

Nessuno si senta offeso se traggo ispirazione da un pezzo famoso che parla del massimo assalto dello Stato alla vita (la poesia Prima vennero sull’ignavia di chi assisteva immobile alle purghe naziste), per dirvi del mio sdegno per la più grande aggressione oggi in corso alla proprietà (col linguaggio di chi la sta perpetrando: “spesometro” e “redditometro“). So bene che la vita conta di più. Il tutto però accade, proprio come allora, senza un lamento, senza un grido levato a vincere d’improvviso una legge. La via della schiavitù è veramente molto più in discesa di quanto avessimo mai creduto. O forse lo sapevamo, ma confidavamo nel buon cuore dei governanti … Peccato che poi mi sintonizzo su Radio Stato 24 e sento lo slogan dipietrista ripetuto cento volte: «Se ci comportiamo bene non abbiamo nulla da temere». «Tranquilli, tutto documentato, tracciato. Niente da temere». Il totalitarismo dolce e i suoi corifei non inventano proprio nulla. Quelli della Gestapo rassicuravano: «Se non avete cospirato contro il Volk non dovete temere nulla». O anche «se siete battezzati, portateci il certificato e non avrete nulla da temere». Quando arrivavano i comunisti a massacrare i kulaki entravano nei villaggi rassicurando tutti: «Chi non ha nascosto derrate alimentari non ha nulla da temere».

Unica consolazione odierna: non attentano direttamente alla nostra vita, finiranno solo per ridurci in povertà. Presto torneremo alla pastorizia e da un campo all’altro, fra un belato e un muggito sentiremo – attraverso una piccola radio a pile – i Barisoni prendersela con gli evasori e i Paragone colBilderberg, con Renzie in sottofondo a prometterci 4 euro al mese, pure agli incapienti (saranno quelli con meno di tre capre).