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Meno tasse, più libertà

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Meno tasse, più libertà

 

di Carlo Lottieri

Nella speranza che i tamburi di rivolta che parvero rullare nel lontano 1986 tornino a farsi sentire oggi, e che una volta nella loro storia anche i nostri concittadini sappiano ribellarsi contro il potere e non già per accrescerne la capacità di dominio, contro il fisco e non già per ampliarlo, riproponiamo [//] ai nostri venticinque lettori (per ricordare l’understatement manzoniano) un articolo che uscì nel giugno 1986 in una minuscola pubblicazione liberale di Brescia, La Nuova Libertà. Di tutta evidenza, la marcia dei trentacinquemila che sfilarono per le vie di Torino chiedendo “meno tasse” era nell’aria, e con essa la speranza che prendesse vita un serio movimento schierato a difesa dei contribuenti e contro il parassitismo statale. Siccome quella speranza non è ancora morta in chi scrive, e poiché l’ottimismo della volontà è nel Dna di quanti sono impegnati a costruire quotidianamente una cultura libertaria, nel riproporre questa paginetta si intende riaffermare l'urgenza di reagire e alzare la voce, organizzarsi e costruire consenso. Come era necessario allora, lo è oggi. Vent’anni dopo. (cl)



Sembra che anche in Italia cominci a profilarsi l’ipotesi di una “rivolta dei contribuenti”, un movimento di opinione orientato a ridimensionare la pressione fiscale. Se si considera che, come ha affermato Robert Nozick, “la tassazione dei guadagni da lavoro è una specie di lavoro forzato” ed un uomo libero può subirla solo in cambio di qualcosa di veramente importante, ciò significa che in Italia – dove lo Stato sottrae il 60% del reddito nazionale – oltre la metà del nostro tempo, della nostra fatica e della nostra libertà vengono illegittimamente sottratti dall’autorità pubblica. Non c’è dubbio, infatti, che il cittadino italiano riceve dallo Stato nient’altro che “paccottiglia, al netto delle tangenti trattenute da privilegiati politici, burocrati, parassiti vari, dissipatori di ogni risma. C’è qualcuno che sia soddisfatto dei nostri servizi pubblici, senza essere tra coloro che li forniscono?” (come ha dichiarato recentemente Sergio Ricossa).

Date tali premesse non è affatto strano che la gente inizi a maltollerare l’esproprio continuo a cui è sottoposta tramite imposte dirette e indirette, palesi ed occulte, e che gruppi di cittadini si mobilitino e raccolgano firme per una proposta di legge di iniziativa popolare a favore di una riforma fiscale di tipo reaganiano. Ed inviti ad un’evasione “palese” e di massa vengono anche da talune associazioni di liberi professionisti, medici, dirigenti di azienda, ecc.