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costi della politica

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Da un documento elaborato da Pietro Monsurrò dell'Istituto Bruno Leoni, il Quirinale continua a costare più di Buckingham PalaceÉ un segnale forte quello dato dai presidenti di Camera e Senato con l'annuncio del taglio delle proprie retribuzioni e dei propri benefit. Ma è solo un segnale che indica la strada. Se ieri Piero Grasso ha specificato che con il sostanziale dimezzamento dei suoi emolumenti da presidente del Senato farà risparmiare al contribuente qualcosa più di 100 mila euro, un documento elaborato dall'Istituto Bruno Leoni quantifica in circa 15 miliardi di euro il possibile taglio dei cosiddetti costi della politica.

Seguendo la classificazione internazionale delle voci di spesa statale, si tende a far coincidere i costi della politica con la voce "Organi esecutivi e legislativi, attività finanziarie e fiscali e affari esteri", che se condo gli ultimi dati della Ragioneria generale dello Stato pesa sui conti pubblici per 39 miliardi all'anno. Una cifra enorme, non composta esclusivamente da sprechi e privilegi della casta, ma in forte misura da funzioni essenziali della pubblica amministrazione. Per non perdersi nell'infinita analisi delle spese, voce per voce, per attribuire ogni singolo euro alla voce degli sprechi, a quella delle ruberie, o dei privilegi, oppure appunto alle spese sacrosante, Pietro Monsurrò, dell'Ibl, ha fatto la semplice operazione del confronto internazionale, consentita appunto dalla classificazione Cofog (Classification of the Functions of Government). Per scoprire che ai 39 miliardi spesi dai politici italiani per governare il Paese fanno riscontro cifre molto inferiori nei Paesi ai quali amiamo confrontarci. In particolare, solo la Germania ci batte, con una spesa di 42 miliardi, molto inferiore però se si guarda al dato pro capite: il costo della politica è attorno ai 600 euro all'anno per ogni cittadino italiano, di soli 500 euro per ciascuno degli oltre 80 milioni di tedeschi. In Francia il costo della politica è di 25 miliardi, in Gran Bretagna di 24: sono Paesi con popolazione simile alla nostra, e quindi con un costo pro capite di soli 400 euro all'anno. In pratica l'Italia li sopravanza di un buon 50 per cento. E da qui discende il calcolo del possibile risparmio. Se la politica italiana riuscisse a fare il suo lavoro imponendo ai cittadini un ticket analogo a quello di Francia e Germania, il risparmio sarebbe automaticamente di 15 miliardi all'anno, la differenza tra i 39 spesi effettivamente e i 24 che si spenderebbero con la semplice moltiplicazione di 400 euro a testa per 60 milioni di sudditi, come ama definirli sarcasticamente l'Istituto Bruno Leoni. La strada scelta dall'Ibl può sembrare una scorciatoia, ma ha il merito di un'indicazione precisa dopo mesi di discussioni un po' a vuoto. Un anno fa la commissione guidata dal presidente dell'Istat Enrico Giovannini gettò la spugna e dichiarò di non trovare il modo di confrontare gli emolumenti dei politici italiani con quelli dei loro colleghi europei. Giuliano Amato, studioso e politico di lungo corso, fu incaricato dal governo Monti di studiare la spinosa questione del finanziamento della politica, ma dopo un anno le sue ricerche non hanno ancora prodotto risultati apprezzabili.

Dello studio IBL fanno impressione i confronti specifici sui singoli pezzi di spesa. Se il finanziamento ai partiti è ormai ridotto a 100 milioni all'anno, il Quirinale continua a costare più di Buckingham Palace (244 milioni la previsione 2013) e ad avere 1859 dipendenti, il doppio dell'Eliseo, dove pure il presidente francese esercita molti più poteri di quello italiano. Il Parlamento italiano costa complessivamente 1,6 miliardi all'anno, i francesi se la cavano con 900 milioni di euro, gli inglesi con 600.

Regioni, Province e Comuni costano circa 12 dei 39 miliardi. Di questi 4 sono spesi dalle sole province, per la metà in stipendi. In pratica, se si abolissero le province, il risparmio conseguito dall'abolizione delle assemblee elettive e delle giunte non andrebbe oltre i 110 milioni, ma secondo l'Ibl si potrebbe sperare di azzerare quei 2 miliardi di spese amministrative.

Da Il Fatto Quotidiano, 22 marzo 2013