Giuseppe
Quarto,
responsabile dell'associazione "Liberi di scegliere"
Via Voltolina Meio 30, 25124 Brescia
Tel. 030-2421214 fax 030-3543696; e-mail: isola@liberidiscegliere.org
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Cari amici,
quando
in preda al parossismo legislativo uno Stato promulga una miriade
di leggi e regolamenti, lasciando il cittadino
perplesso e ansioso nella continua paura di sbagliare, il buonsenso
finisce per convincere un numero sempre più grande di persone
che tali leggi assurde non siano fatte per essere rispettate, né
meritino rispetto.
D'altra parte, viviamo ormai da sudditi di uno Stato che ci toglie
la metà di quanto produciamo, impone oltre 200 mila leggi
e una miriade di altre norme insensate (come l'iscrizione obbligatoria
alla Camera di Commercio, ente inutile e parassitario), dobbiamo
subire gli arbitrii di funzionari e magistrati che possono disporre
di noi e dei nostri diritti come a loro meglio piace. Tutti gli
uomini politici ci parlano di "democrazia" ma, in realtà,
siamo quasi degli schiavi e loro sono i nostri padroni.
Tutto questo, per giunta, non è affatto inevitabile.
Dobbiamo sempre tenere a mente, d'altra parte, che il paese più
ricco e potente del mondo contemporaneo (gli Stati Uniti) è
nato dalla libera iniziativa di uomini stufi di essere oppressi
che hanno lasciato l'Europa per trovare, oltre Atlantico, quella
libertà che ritenevano sacra e che ha permesso loro di prosperare
e costruire un grande paese.
Noi, oggi, siamo chiamati a fare lo stesso. Siamo quindi chiamati
ad alzare la testa e a costruire una società senza parassiti,
senza classe politica, senza burocrati.
Chi ha detto, infatti, che senza i signori dei partiti e il monopolio
di una classe politico-burocratica parassitaria non sarebbe possibile
vivere in pace, lavorando onestamente, coltivando i propri ideali
e perseguendo i propri obiettivi nel rispetto di quelli degli altri?
Noi non dobbiamo rassegnarci ad accettare le prepotenze del sistema
politico che ci sottrae il 50% di quanto produciamo, che ci costringe
a perdere tempo nelle code dell'Ici e dell'Irpef, che ci ossessiona
con sempre nuovi leggi illiberali.
Fortunatamente ci sono ancora persone culturalmente libere, in grado
di riscoprire i valori dell'autonomia personale e pronte a cogliere
le opportunità che anche la nostra epoca, pur così
oscura, è in grado di offrire.
Alcuni uomini come noi, infatti, stanno lavorando al progetto di
una nuova città, abitata da liberi cittadini che rigettano
ogni vessazione e si impegnano a vivere rispettando il prossimo.
Una nuova terra, dove ogni uomo sarà libero di disporre liberamente
dei propri titoli di proprietà e dove la sua libertà
finirà dove inizia la libertà del vicino. Una società
in cui i politici non pretendano di insegnarci a vivere: senza agenti
delle imposti né uffici IVA, dato che ogni servizio sarà
pagato da chi lo richiede e sarà offerto sul mercato.
Qualcuno potrà domandarsi come ciò sia possibile,
tanto più che non ci sono terre libere dalla schiavitù
di partiti, burocrazie, satrapi, tiranni ed altri comunistelli (democratici
o meno).
In realtà, nelle moderne comunità ci sono due modi
di convivere. Uno è basato sullo scambio volontario, cioè
sul mercato. L'altro, invece, poggia sull'imposizione, ovvero su
comandi calati dall'alto. Gli uomini liberi prediligono la prima
maniera di convivere, perché credono nella dignità
del prossimo e pretendono dagli altri lo stesso rispetto.
Per questo motivo, avvalendoci della tecnologie più avanzate,
dobbiamo tutti impegnarci per trovare la "nostra America".
Come nuovi Padre Pellegrini, infatti, oggi siamo in condizione di
realizzare - nel mare aperto, in acque extra-territoriali - una
grande isola artificiale, dell'estensione di alcuni chilometri quadrati
e totalmente sottratta ad ogni sovranità statale. Chiunque
comprerà un terreno sarà socio di questo spazio di
libertà (Freedomland) ed entrando a pieno titolo nella comunità
proprietaria dell'isola parteciperà ad un'avventura che potrebbe
lasciare il segno.
Uscendo dall'aria asfittica degli Stati (ormai dominati da piccole
consorterie), oggi siamo in condizione di costruire una grande città
galleggiante: lunga 10 km e larga 3 km, la quale darà spazio
a tutti i progetti (commerciali, turistici, industriali) elaborati
dai suoi abitanti. Affrancato da ogni sovranità statuale,
questo piccolo universo sarà collegato al resto del mondo
da un moderno aeroporto, grazie al quale gli uomini della "terra
libera" potranno continuare ad interagire con i vecchi paesi:
facendo affari, diffondendo idee, offrendo nuove opportunità.
Il tutto, però, senza dover sottostare ad alcun sovrano,
né ad alcun parlamento.
Quella che oggi noi vogliamo far nascere, infatti, è un'associazione
di uomini liberi che assumano l'impegno morale di diffondere la
conoscenza di questo progetto e accettino di partecipare - quando
le cose saranno mature - all'acquisto delle quote societarie. Oggi
si tratta di dissodare il terreno, ma presto sarà possibile
passare dalla visione alla realtà. È evidente, infatti,
che solo la creazione di un largo consenso intorno all'idea può
porre le basi di un suo duraturo successo.
Contribuire al decollo del "Progetto Freedomland", allora,
significa acquistare una sorta di diritto di prelazione su quello
spazio di libertà che vogliamo fare emergere: fuori dagli
Stati e lontano dalle burocrazie.
Su quel terreno "emerso dalle acque" il nuovo proprietario
potrà realizzare quello che vuole: con il solo limite di
non invadere la libertà altrui. Negli spazi di Freedomland,
infatti, non vi saranno norme imposte dall'alto, ma solo la facoltà
di organizzare la tutela dei propri diritti e - di conseguenza -
il più rigoroso rispetto di ogni titolo legittimamente posseduto.
Quanti dunque sono interessati a questa prospettiva sono quindi
invitati a prendere contatto con l'associazione culturale "Liberi
di scegliere", che si è assunta l'incarico di promuovere,
per suoi primi passi, questo "Progetto Freedomland" che
mira ad elaborare una nuova forma di vita associata: più
umana, più efficace nel difendere i diritti dei cittadini,
più rispettosa delle libertà individuali.
Forse stanno per aprirsi nuovi orizzonti. Ma nulla mai succederà
se, fin da oggi, noi non ci impegneremo per far nascere nuove istituzioni
e nuove libertà sulle rovine di un ordine sociale ormai inadeguato,
illegittimo, oppressivo.
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