Il sole del 2000 garantirà energia alla terra

 

In America, presso il NREL (National Renewable Energy Laboratory), una struttura del Dipartimento dell'Energia USA, in collaborazione con la Spectrolab, che ha il suo quartier generale vicino a Los Angeles, un'azienda specializzata nella costruzione di celle solari per satelliti, gli scienziati hanno ottenuto il nuovo record mondiale di energia pulita.
I due laboratori, infatti, sono riusciti a creare una cella fotovoltaica capace di convertire la luce solare in elettricità con un'efficienza del 32,3%, valore mai raggiunto prima. Certo, si tratta di un risultato di laboratorio e la tecnica è così costosa da scoraggiare, almeno per il momento, l'applicazione pratica. Tuttavia, questo è il risultato più straordinario finora ottenuto nel campo delle fonti energetiche rinnovabili.
Il principio fisico alla base dell'esperimento americano è quasi lo stesso del principio che negli anni Cinquanta ispirò le prime celle solari per i satelliti: quando i fotoni colpiscono gli atomi di certi materiali semiconduttori, come il silicio, questi ultimi liberano elettroni.
Incanalando gli elettroni liberati, si può fare in modo che scorrano in un circuito esterno. Questo serve per ottenere una corrente elettrica normale, che si può utilizzare senza passaggi intermedi.

Da alcuni anni le ricerche più avanzate in questo settore, riguardo ai satelliti, si sono spostate dal silicio verso altri composti. In più, è stato introdotto il concetto di "multigiunzione", ovvero la sovrapposizione di più strati semiconduttori fatti di materiali diversi. In questo modo, ciascuno strato può liberare elettroni quando è colpito dalla luce, ma con una differente sensibilità alle diverse frequenze dello spettro.

I fotoni non catturati dal primo strato potranno essere catturati dal secondo, e così via. La percentuale di luce che filtra attraverso la cella senza essere utilizzata viene così ridotta rispetto a una monogiunzione.

I ricercatori Nrel e Spectrolab si sono serviti di una tripla giunzione composta da fosfuro di gallio, indio, arseniuro di gallio e germanio. Ognuno degli strati seminconduttori è capace di catturare in modo diverso la luce ricevuta. Non solo. Gli scienziati americani per il loro esperimento hanno utilizzato un sistema di lenti per concentrare la luce. Così ogni cella fotovoltaica ha ricevuto una luminosità 47 volte superiore a quella che l'avrebbe colpita con una normale esposizione al Sole. Tra l'altro l'uso dei concentratori, che possono essere lenti o specchi, è considerato fondamentale, perché permette di limitare la grandezza delle celle fotovoltaiche mantenendo intatta l'energia che è stata prodotta.

Ora, a esperimento riuscito, la sfida per il governo e l'industria privata sarà collaborare per far sì che questa tecnologia possa essere usata nella vita di tutti i giorni.