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Consulta: "No ai tagli agli stipendi 
di manager pubblici e magistrati"

Secondo la Corte, la sforbiciata alle retribuzioni superiori ai 90mila euro, previsti dal decreto legge 78 del 2010, è incostituzionale. Illegittima anche la decurtazione ai compensi dei giudici

ROMA - I tagli alle retribuzioni superiori ai 90mila euro dei soli dirigenti pubblici, previsti dal decreto legge numero 78 del 2010, sono incostituzionali. Lo stesso vale per la decurtazione degli stipendi dei magistrati. Lo ha deciso la Consulta, stabilendo in particolare l'illegittimità dell'articolo 9, nella parte in cui dispone che - a decorrere dal primo gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 - "i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro". Per la Corte Costituzionale, "il tributo imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio".

Per quanto riguarda i magistrati, la Consulta ha bocciato anche il comma 22 dello stesso articolo, dove dispone che non siano erogati, "senza possibilità di recupero, gli acconti degli anni 2011, 2012 e 2013 ed il conguaglio del triennio 2010-2012". E che "per il triennio 2013-2015 l'acconto spettante per il 2014 è pari alla misura già prevista per l'anno 2010 e il conguaglio per l'anno 2015 viene determinato con riferimento agli anni 2009, 2010 e 2014".

La manovra correttiva, varata dal governo Berlusconi con il decreto-legge nel maggio del 2010, era stata intitolata 'Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica'.